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Il “rigido” Scalfaro salì sulle transenne per salutare la folla
Per lui in dono un’edizione speciale dello Statuto dei consoli La commossa preghiera alla tomba del ministro Dc Piccioni
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PISTOIA. Era noto per essere un presidente dai modi di esprimersi antiquati. Un linguaggio desueto in una figura politica “rigida”. Ma quel giorno fece qualcosa che i pistoiesi presenti in piazza Duomo non si aspettavano.
Saranno state le acclamazioni della folla, le mani bramose che si tendevano, o forse lo splendido sole settembrino, ad un certo punto il distinto signore coi capelli bianchi e il rigato grigio scuro non resistette più: salì su una delle transenne che lo dividevano dai cittadini ed agitò più volte il braccio in segno di saluto. Al diavolo il protocollo, al diavolo l’apparato della sicurezza, deve aver pensato Oscar Luigi Scalfaro. I pistoiesi dimostrarono di apprezzare questo presidente della Repubblica dalla parlata un po’ demodé ma capace anche lui di slanci emotivi, di rotture del cerimoniale.
Certo, sottolinearono in diversi, intervistati dal nostro giornale in piazza Duomo e nelle vie limitrofe: «Non è Pertini, ma sa farsi amare».
Al di là di quell’improvvisa fuga dal protocollo la visita a Pistoia e Montecatini del presidente Scalfaro (in carica dal 1992 al 1999, nei difficili anni di Mani pulite) quel 23 settembre 1995 portò notizie attese da tempo. Pungolato dall’allora presidente della Regione Toscana Vannino Chiti annunciò che avrebbe indetto le elezioni entro il primo semestre del 1996. Scelse Pistoia per tracciare il percorso, tirare le somme dei colloqui di quei giorni con le forze politiche e dare un termine al governo tecnico di Lamberto Dini. Dichiarazioni a sorpresa quelle di Scalfaro, sollecitate da Chiti, il quale - nel saluto rivolto al presidente in prefettura invocò una riforma dello Stato nel senso del federalismo regionale (altro tema caldo del momento).
Dalla prefettura pochi minuti ed ecco il presidente, insieme al sindaco Lido Scarpetti andare al cimitero della Misericordia. Lì riposa uno dei più grandi amici di Scalfaro, l’ex ministro Attilio Piccioni. Avvocato che aveva esercitato la professione a Pistoia (e qui aveva scelto di essere sepolto), vice segretario Dc ai tempi di De Gasperi, ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio. Fu una cerimonia semplice, in un clima silenzioso e composto, alla presenza del figlio del ministro, Luca Piccioni.
Alle 11,30 l’ultima parte della visita. In Sala Maggiore il sindaco Scarpetti introdusse il vero protagonista dell’incontro in Comune: lo statuto dei consoli del 1117, il primo documento che sancisce l’autogoverno di una comunità cittadina nel Medioevo. Gliene consegnò un’edizione speciale rilegata in pelle, opera del professor Giancarlo Savino.
Pochi anni dopo, ancora presidente, Scalfaro tornò in provincia di Pistoia: era il 23 marzo 1999: si recò prima in visita a Gavinana, alla Fondazione Turati di Nicola Cariglia, e poi a Quarrata, per un incontro con l’associazione dei vivaisti. (t.g.)
Saranno state le acclamazioni della folla, le mani bramose che si tendevano, o forse lo splendido sole settembrino, ad un certo punto il distinto signore coi capelli bianchi e il rigato grigio scuro non resistette più: salì su una delle transenne che lo dividevano dai cittadini ed agitò più volte il braccio in segno di saluto. Al diavolo il protocollo, al diavolo l’apparato della sicurezza, deve aver pensato Oscar Luigi Scalfaro. I pistoiesi dimostrarono di apprezzare questo presidente della Repubblica dalla parlata un po’ demodé ma capace anche lui di slanci emotivi, di rotture del cerimoniale.
Certo, sottolinearono in diversi, intervistati dal nostro giornale in piazza Duomo e nelle vie limitrofe: «Non è Pertini, ma sa farsi amare».
Al di là di quell’improvvisa fuga dal protocollo la visita a Pistoia e Montecatini del presidente Scalfaro (in carica dal 1992 al 1999, nei difficili anni di Mani pulite) quel 23 settembre 1995 portò notizie attese da tempo. Pungolato dall’allora presidente della Regione Toscana Vannino Chiti annunciò che avrebbe indetto le elezioni entro il primo semestre del 1996. Scelse Pistoia per tracciare il percorso, tirare le somme dei colloqui di quei giorni con le forze politiche e dare un termine al governo tecnico di Lamberto Dini. Dichiarazioni a sorpresa quelle di Scalfaro, sollecitate da Chiti, il quale - nel saluto rivolto al presidente in prefettura invocò una riforma dello Stato nel senso del federalismo regionale (altro tema caldo del momento).
Dalla prefettura pochi minuti ed ecco il presidente, insieme al sindaco Lido Scarpetti andare al cimitero della Misericordia. Lì riposa uno dei più grandi amici di Scalfaro, l’ex ministro Attilio Piccioni. Avvocato che aveva esercitato la professione a Pistoia (e qui aveva scelto di essere sepolto), vice segretario Dc ai tempi di De Gasperi, ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio. Fu una cerimonia semplice, in un clima silenzioso e composto, alla presenza del figlio del ministro, Luca Piccioni.
Alle 11,30 l’ultima parte della visita. In Sala Maggiore il sindaco Scarpetti introdusse il vero protagonista dell’incontro in Comune: lo statuto dei consoli del 1117, il primo documento che sancisce l’autogoverno di una comunità cittadina nel Medioevo. Gliene consegnò un’edizione speciale rilegata in pelle, opera del professor Giancarlo Savino.
Pochi anni dopo, ancora presidente, Scalfaro tornò in provincia di Pistoia: era il 23 marzo 1999: si recò prima in visita a Gavinana, alla Fondazione Turati di Nicola Cariglia, e poi a Quarrata, per un incontro con l’associazione dei vivaisti. (t.g.)
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