Il Tirreno

Pistoia

Furti di piante e locali occupati: Sos dal Cespevi

di Tiziana Gori
Furti di piante e locali occupati: Sos dal Cespevi

Pistoia, saccheggiata la collezione di essenze officinali È dalla fine del 2011 che non c’è più recinzione

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PISTOIA. Proprietà privata? No, terra di nessuno. E di tutti. Dove chiunque può entrare per una passeggiata, per lasciare rifiuti ingombranti, per occupare un casotto dismesso ma che fa parte del Centro. Per portare via, mentre gli unici due dipendenti rimasti lavorano altrove, le piante del parco officinale donate nel 2013 da Anthony Lyman-Dixon, vivaista e collezionista di Bristol, che il Cespevi era riuscito a far proprie avviando con Uniser e con l’Ipmt (Institute for the preservation of medical traditions) di Washington il progetto di un centro sperimentale di ricerca e di un parco didattico.

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Sarebbero diverse decine le piante sottratte negli ultimi mesi. Non c’è un rischio depauperamento: alcune erano state riprodotte, quelle presenti nel parco a fianco del nuovo ospedale sono tuttora 5mila (circa 800 specie). Ma i continui furti sono stati denunciati il mese scorso ai carabinieri, così come sindaco e questura sono stati informati dell’occupazione abusiva del casotto in cemento armato degli anni’70, usato come magazzino e diventato la casa di tre senzatetto italiani.

Senza recinzione intorno. La gran parte dei problemi ha un’origine e una data precisa: fine 2011, quando Comune, Asl e Cespevi hanno firmato una convenzione per consentire i lavori necessari all’apertura del nuovo ospedale. Per la viabilità e la cassa di espansione a servizio del San Jacopo il Cespevi ha dato in permuta una porzione di terreno, con la promessa di averne in cambio un’altra nelle vicinanze. Per fare i lavori è stato necessario togliere completamente la recinzione che circondava il parco (così come togliere uno dei cancelli) e questo ha facilitato l’accesso incontrollato di persone. Il parco del Centro sperimentale per il vivaismo è diventato d’improvviso molto difficile da proteggere.

La lettera del liquidatore. Dopo aver presentato denuncia per i ripetuti furti ai carabinieri e aver segnalato l’occupazione del casotto a Polizia municipale e questura, il commercialista Alessandro Michelotti, liquidatore del Cespevi, ha scritto al Comune di Pistoia: «Il 2 novembre ho inviato una mail in cui sollecito l’adempimento degli obblighi previsti dalla convenzione firmata il 21 dicembre 2011, e nella quale è previsto, tra l’altro, il rifacimento della recinzione lungo i terreni di proprietà del Centro». Michelotti ha dato tempo al Comune fino al 31 dicembre. Di due giorni fa la lettera a firma di Maria Teresa Carosella, dirigente del Servizio Lavori pubblici e Mobilità. Si precisa che “la convenzione non può avere effetto giuridico in quanto viziata nel suo procedimento di approvazione”. «Gli organismi competneti (giunta e consiglio comunale) non avrebbero saputo - spiega Michelotti - della firma della convenzione apposta nel 2011 dall’allora dirigente Marcello Evangelisti (sotto processo nell’inchiesta Untouchables). È il motivo per cui, era già stato detto in precedenti incontri con dipendenti del Cespevi, la recinzione non era stata ripristinata e il nuovo atto non era ancora stato sottoscritto».
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Soluzione in vista. «Ma i lavori sono stati fatti, il terreno il Cespevi l’ha dato, e nella risposta inviatami due giorni fa – informa Michelotti – il Comune indica finalmente delle date per l’esecuzione degli interventi previsti. Entro fine maggio conta di avere posizionato dei paletti a rete al confine tra il parco e via Ciliegiole, pulito l’area e realizzato viabilità perimetrali interne al parco. Al termine potrà essere firmato un nuovo atto di permuta».

Il futuro del Cespevi. In attesa di restituire decoro ai 26 ettari di terreno che racchiudono il Cespevi resta il punto interrogativo della sua sopravvivenza. È in liquidazione da marzo. In una recente nota dell’8 novembre Michelotti ha chiesto ai soci (la Fondazione Caript detiene il 20% delle quote, la Camera di Commercio l’80%) un finanziamento a titolo infruttifero di almeno 50mila euro per gestire la fase di liquidazione. Ma l’ente camerale non può né dare soldi né avere azioni. Lo stabilisce la legge Madia, e l’invito a Michelotti è stato quello di “contenere al massimo le spese di funzionamento, anche con riferimento al personale, valutando la convenienza ad esternalizzare il servizio di manutenzione dei terreni e delle colture”.

Il Cespevi sopravvive da anni grazie alle elargizioni della Fondazione Caript, ad affitti di locali da parte della Cciaa e dell’Associazione vivaisti, a rimborsi della Regione. Ma la situazione è allo stremo. Il liquidatore afferma che il bando per la vendita del terreno è ormai pronto. Resterebbe da definire, coi due soci, la data di pubblicazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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