Il Tirreno

Pistoia

Una casa per chi ottiene lo stato di rifugiato

Una casa per chi ottiene lo stato di rifugiato

Integrazione dopo l’emergenza: grazie a Curia e Caritas apre le porte la “Tenda di Abramo”

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PISTOIA. Una casa di accoglienza per i giovani immigrati che hanno ottenuto lo status internazionale di rifugiato. Apre le sue porte la “Tenda di Abramo”, in via Porta Lucchese 19, una struttura fortemente voluta dal vescovo Fausto Tardelli insieme alla Caritas Diocesana, con l’obiettivo di creare un percorso di inclusione sociale, lontano da ogni logica di assistenzialismo, di tutti quei profughi che, usciti dal percorso di prima accoglienza e dal progetto Sprar, si trovano senza un tetto sulla testa.

Il progetto è uno dei pochissimi esempi in Italia del “dopo emergenza”. La casa, di proprietà della Diocesi, ospita per adesso tre giovani di 20, 25 e 27 anni provenienti da Gambia, Nigeria e Mali, ma ne potrà accogliere fino ad 8 persone. Tutti e tre lavorano: uno in una pizzeria a Casalguidi, un altro in un cantiere stradale e il terzo in un’azienda tessile di Seano. «Sappiamo che c’è un problema di accoglienza immediata, ma c’è anche un dopo – spiega il vescovo Tardelli – Una volta ottenuto lo status di rifugiato questi ragazzi escono dal programma e devono imparare a gestire la propria vita in modo autonomo, trovarsi un lavoro e inserirsi nella società».

Il servizio è completamente a carico della Diocesi perché ad oggi non c’è alcun tipo di finanziamento o contributo dopo la prima fase di emergenza. Ma gli aiuti ai bisognosi non si fermano agli immigrati. Monsignor Tardelli ha ricordato che forse già dai primi di gennaio potrà aprire la struttura Il Tempio, nei luoghi della mensa della Caritas, che potrà accogliere 12 persone, tra le quali anche italiani in difficoltà, e che sta per partire il progetto “Welcome”, che prevede l’accoglienza di famiglie in tre case che la fondazione Caripit ha concesso alla Caritas. Già operativa poi una casa a Piuvica, con 6 posti letto, donata dalla Giorgio Tesi ai senza fissa dimora.

«I ragazzi rimarranno qui almeno 6 mesi, un anno, per poi arrivare ad un’autonomia massima: è importante favorire la rotazione all’interno della casa – ha aggiunto Marcello Suppressa, presidente della Caritas di Pistoia – C’è un gruppo di valutazione per la scelta dei ragazzi e uno dei requisiti principali è quello di avere già una piccola indipendenza economica».

Soddisfatto il sindaco Alessandro Tomasi, che ha ringraziato la curia per la lungimiranza nei confronti di una problematica complessa come quella del dopo emergenza: «Le istituzioni per prime non si pongono il problema a lungo termine: cosa avviene dopo lo Sprar? Ci sono decine di ragazzi che dormono per strada, uno proprio sotto il palazzo comunale, altri che finiscono per delinquere. Spogliamoci da questa ipocrisia: aiutare questi ragazzi nel dopo emergenza vuol dire fare vera immigrazione. Il resto è solo emergenza mal gestita».

Alessandra Tuci

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