Italia
«Pistoia Capitale italiana dei treni»
di Adele Tasselli
Taglio del nastro per il Deposito dei rotabili storici. L’Officina è l’unica in Italia a restaurare convogli a vapore
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PISTOIA. Il Deposito rotabili storici di Pistoia è stato ufficialmente presentato ieri mattina, dopo un recupero architettonico eseguito nel rispetto delle strutture originali dalla Fondazione Ferrovie dello Stato, con il supporto e la collaborazione di Rfi (Tete ferroviaria italiana). Centro nazionale di riferimento per la riparazione dei treni storici, l’officina pistoiese è l’unica in tutta Italia dove si restaurano le locomotive a vapore.
Una sorta di museo dinamico dove arrivano locomotive, carrozze e vetture storiche, molte delle quali impiegate nel turismo ferroviario su tutta la penisola: oltre 550 chilometri di “binari senza tempo” riaperti dalla Fondazione.
Aperto nel 1864 insieme alla Porrettana, il Deposito è un’officina operativa che, in virtù della sua bellezza e dei mezzi ospitati, entro la prossima primavera sarà visitabile secondo un calendario in via di definizione, e questo anche grazie alla preannunciata sinergia tra amministrazione comunale e Fondazione. Il sindaco Alessandro Tomasi si è impegnato a collaborare per renderlo un luogo: «fruibile e di attrazione», trovandosi in piena sintonia con il presidente della Fondazione, ingegner Mauro Moretti.
Tra i presenti al taglio del nastro c’erano anche il viceministro dei Trasporti Riccardo Nencini, l’ad di Rfi, ingegner Mauro Gentile, il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e il vescovo Fausto Tardelli intervenuto per la benedizione del monumento ai ferrovieri caduti negli eventi bellici e sul lavoro, collocato nei pressi dell’accesso al deposito.
Per celebrare il completamento dei lavori nell’anno di Pistoia Capitale della cultura italiana 2017, il Cifi (Collegio ingegneri ferroviari italiani) in collaborazione con la Fondazione, ha organizzato due giornate che si chiudono stamani con un viaggio a bordo di un treno elettrico degli anni’30 lungo la Porrettana, riservato ai partecipanti del convegno “Pistoia, capitale del treno”, in programma ieri dopo l’inaugurazione.
I lavori di restauro, curati dalla Direzione territoriale produzione Firenze di Rfi, hanno riguardano in particolare: l’ex “Capannone TE”, il fabbricato che ospiterà il museo ferroviario, la tettoia per il deposito del carbone e dei materiali elettrici, l’officina per la manutenzione dei rotabili storici e la piattaforma girevole collocata nel piazzale ferroviario. Lavori per i quali l’ingegner Moretti ha voluto ringraziare «gli ingegneri Borgia e Fornaroli, le ditte Misiano e figli, Minuto e Scala, il personale della fondazione e il capo deposito Dallai».
E sia durante il convegno che dal sindaco Tomasi stesso, più volte è stato ricordato come questo gioiellino si sia preservato grazie alla società civile pistoiese. Tra i visitatori di ieri mattina anche gruppi di studenti e alcuni ex lavoratori del deposito, oggi ottantenni. Come Gianfranco Capecchi e Alessio Bruni: «Sono stato dipendente delle ferrovie per quasi 30 anni. Era il 1965 quando sono entrato e il’93 quando sono andato in pensione. Dopo 10 anni di viaggi sui treni, ho sempre lavorato qui. In questo deposito».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una sorta di museo dinamico dove arrivano locomotive, carrozze e vetture storiche, molte delle quali impiegate nel turismo ferroviario su tutta la penisola: oltre 550 chilometri di “binari senza tempo” riaperti dalla Fondazione.
Aperto nel 1864 insieme alla Porrettana, il Deposito è un’officina operativa che, in virtù della sua bellezza e dei mezzi ospitati, entro la prossima primavera sarà visitabile secondo un calendario in via di definizione, e questo anche grazie alla preannunciata sinergia tra amministrazione comunale e Fondazione. Il sindaco Alessandro Tomasi si è impegnato a collaborare per renderlo un luogo: «fruibile e di attrazione», trovandosi in piena sintonia con il presidente della Fondazione, ingegner Mauro Moretti.
Tra i presenti al taglio del nastro c’erano anche il viceministro dei Trasporti Riccardo Nencini, l’ad di Rfi, ingegner Mauro Gentile, il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e il vescovo Fausto Tardelli intervenuto per la benedizione del monumento ai ferrovieri caduti negli eventi bellici e sul lavoro, collocato nei pressi dell’accesso al deposito.
Per celebrare il completamento dei lavori nell’anno di Pistoia Capitale della cultura italiana 2017, il Cifi (Collegio ingegneri ferroviari italiani) in collaborazione con la Fondazione, ha organizzato due giornate che si chiudono stamani con un viaggio a bordo di un treno elettrico degli anni’30 lungo la Porrettana, riservato ai partecipanti del convegno “Pistoia, capitale del treno”, in programma ieri dopo l’inaugurazione.
I lavori di restauro, curati dalla Direzione territoriale produzione Firenze di Rfi, hanno riguardano in particolare: l’ex “Capannone TE”, il fabbricato che ospiterà il museo ferroviario, la tettoia per il deposito del carbone e dei materiali elettrici, l’officina per la manutenzione dei rotabili storici e la piattaforma girevole collocata nel piazzale ferroviario. Lavori per i quali l’ingegner Moretti ha voluto ringraziare «gli ingegneri Borgia e Fornaroli, le ditte Misiano e figli, Minuto e Scala, il personale della fondazione e il capo deposito Dallai».
E sia durante il convegno che dal sindaco Tomasi stesso, più volte è stato ricordato come questo gioiellino si sia preservato grazie alla società civile pistoiese. Tra i visitatori di ieri mattina anche gruppi di studenti e alcuni ex lavoratori del deposito, oggi ottantenni. Come Gianfranco Capecchi e Alessio Bruni: «Sono stato dipendente delle ferrovie per quasi 30 anni. Era il 1965 quando sono entrato e il’93 quando sono andato in pensione. Dopo 10 anni di viaggi sui treni, ho sempre lavorato qui. In questo deposito».
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