Rinviato il processo al pirata della strada «Agonia senza fine»
PISTOIA. Il loro dolore certo non avrà fine neppure con una sentenza di condanna. Forse lo strazio dell’attesa per avere un po’di giustizia, quello sì. Ma dovranno aspettare ancora un po’. Perché...
2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Il loro dolore certo non avrà fine neppure con una sentenza di condanna. Forse lo strazio dell’attesa per avere un po’di giustizia, quello sì. Ma dovranno aspettare ancora un po’. Perché ieri mattina il processo al pirata della strada che il 31 gennaio 2016 travolse e uccise il loro Giuseppe scaraventandolo in un fosso lungo la via Pratese, ad Agliana, è stato rinviato, per il legittimo impedimento dell’avvocato difensore.
E il 3 novembre prossimo, madre e figlia dovranno tornare lì, davanti all’aula gup del tribunale di Pistoia. Ad aspettare il verdetto contro chi ha tolto loro marito e padre. «Un’agonia che non finirà mai» confida Mirella, la vedova di Giuseppe Palumbo, cinquantasettenne cuoco nonché volontario della Croce d’oro di Montale. «Non usciamo quasi mai di casa perché non vogliamo incontrarlo» aggiunge riferendosi all’uomo che le ha ucciso il marito, Francesco Ferraro, 35 anni, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. «Non ci ha mai chiesto scusa. Lui è fuori, e si gode la vita, noi siamo in galera». «Comunque finirà non avrà mai quello che si merita» le fa eco la figlia.
Ieri mattina, Palumbo, calabrese, muratore e dj amatoriale, avrebbe dovuto essere processato con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare. Un rito che, in caso di condanna, gli garantirebbe fino a un terzo di sconto sulla pena. Come detto, il processo – in cui madre e figlia della vittima sono parti civili, rappresentate dall’avvocata Enrica Gardìn – è slittato al 3 novembre.
La sera del 31 gennaio 2016, domenica, dopo aver travolto Palumbo con la sua Smart, Ferraro era tornato a casa, a Montale, esternando cripticamente sul profilo della sua emittente-web fai da te (Drago Radiomanicomio) il proprio stato d’animo per l’incidente avuto. Il primo post in cui si capiva ciò che gli era accaduto era arrivato il martedì sera, al suo ritorno dalla caserma dei carabinieri di Agliana, dove si era presentato accompagnato dal proprio avvocato. Inizialmente aveva raccontato di non essersi reso conto di aver investito qualcuno. Poi, con il pm aveva ammesso di essere sceso, di aver visto un corpo in fondo al fosso e di essersene andato. Giuseppe Palumbo in quel momento era ancora vivo. Il suo cadavere sarebbe stato ritrovato solo il mattino successivo.
E il 3 novembre prossimo, madre e figlia dovranno tornare lì, davanti all’aula gup del tribunale di Pistoia. Ad aspettare il verdetto contro chi ha tolto loro marito e padre. «Un’agonia che non finirà mai» confida Mirella, la vedova di Giuseppe Palumbo, cinquantasettenne cuoco nonché volontario della Croce d’oro di Montale. «Non usciamo quasi mai di casa perché non vogliamo incontrarlo» aggiunge riferendosi all’uomo che le ha ucciso il marito, Francesco Ferraro, 35 anni, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. «Non ci ha mai chiesto scusa. Lui è fuori, e si gode la vita, noi siamo in galera». «Comunque finirà non avrà mai quello che si merita» le fa eco la figlia.
Ieri mattina, Palumbo, calabrese, muratore e dj amatoriale, avrebbe dovuto essere processato con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare. Un rito che, in caso di condanna, gli garantirebbe fino a un terzo di sconto sulla pena. Come detto, il processo – in cui madre e figlia della vittima sono parti civili, rappresentate dall’avvocata Enrica Gardìn – è slittato al 3 novembre.
La sera del 31 gennaio 2016, domenica, dopo aver travolto Palumbo con la sua Smart, Ferraro era tornato a casa, a Montale, esternando cripticamente sul profilo della sua emittente-web fai da te (Drago Radiomanicomio) il proprio stato d’animo per l’incidente avuto. Il primo post in cui si capiva ciò che gli era accaduto era arrivato il martedì sera, al suo ritorno dalla caserma dei carabinieri di Agliana, dove si era presentato accompagnato dal proprio avvocato. Inizialmente aveva raccontato di non essersi reso conto di aver investito qualcuno. Poi, con il pm aveva ammesso di essere sceso, di aver visto un corpo in fondo al fosso e di essersene andato. Giuseppe Palumbo in quel momento era ancora vivo. Il suo cadavere sarebbe stato ritrovato solo il mattino successivo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google