Il Tirreno

Pistoia

Avvocati in lotta per i diritti: le storie di Ebadi ed Essid

di Fabio Calamati
Avvocati in lotta per i diritti: le storie di Ebadi ed Essid

I due premi Nobel per la pace al teatro Bolognini (gremito) per l’iniziativa dell’Ordine e della Scuola di formazione

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PISTOIA. «Non torno nel mio Paese non perché abbia paura, io in carcere ci sono già stata. Ma perché, attraverso la mia voce, si possa sentire quella del mio popolo. Io sono il loro megafono».

«È poetica l’immagine di quello che è successo a Tunisi, degli avvocati schierati in toga che si interpongono tra il popolo e le forze dell’ordine. Perché i clienti e i cittadini vanno difesi non solo in studio o nel Tribunale ma anche nelle strade, quando sono deboli».

Sono parole rispettivamente di Shirin Ebadi, iraniana e di Abdelaziz Essid, tunisino. Entrambi avvocati, entrambi premi Nobel per la pace. Venerdì 29 settembre sono stati loro i protagonisti dell’incontro “L’avvocato tra diritti fondamentali e diritti negati”, al Piccolo teatro Bolognini, terzo appuntamento dell’iniziativa “Immaginati avvocato”, organizzata dall’Ordine professionale pistoiese e dalla Scuola provinciale di formazione forense.

Gli eventi raccontati dai due – l’Iran dopo il colpo di Stato del 2009 e la Tunisia della “rivoluzione dei gelsomini” hanno riempito articoli di giornale ed edizioni dei tg serali. Ma sentir raccontare quei fatti da chi li ha vissuti in prima persona, da protagonisti, ha un altro sapore. Se n’è accorta la stracolma platea del Bolognini, che ha tributato ai due lunghi e calorosi applausi.

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Più centrata sulla sua vicenda personale la storia di Shirin Ebadi, che fu sorpresa in Spagna dalla rivoluzione iraniana del 2011 e che fu spinta dai suoi stessi colleghi a rimanere all’estero per poter rilanciare le parole d’ordine di chi, in Iran, continua a lottare per la democrazia e la libertà. Una battaglia che la Ebadi ha pagato personalmente con la prigionia dei suoi familiari, il seqestro dei suoi beni, la detenzione di tanti suoi colleghi. Colpi che non hanno fermato questa donna, minuta ma carica di energia. «L’Italia - ha detto ad un certo punto – ha fatto di recente molti affari con l’Iran. Nel mio paese aprono le grandi aziende di moda, anche la Fiat ha firmato dei contratti. Ecco, gli italiani si ricordino che quando firmano quei contratti, in Iran gli avvocati si trovano in carcere».

Abdelaziz Essid ha parlato soprattutto come esponente degli avvocati tunisini, una associazione che ha giocato un ruolo chiave nella “rivoluzione dei gelsomini” e che sta contribuendo alla modernizzazione del paese e alla lotta contro il terrorismo. «L’Italia ci deve aiutare – ha detto – perché la Tunisia è oggi una prima linea contro il terrorismo, che non avrà un futuro, almeno in Tunisia».


 

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