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Hitachi, scatta l’aumento di 118 euro in busta paga
di Valentina Vettori
Il premio riguarda i 100 lavoratori che non hanno superato l’1% di assenze ma i sindacati non ci stanno: «Conteggiati anche scioperi, congedi e maternità»
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PISTOIA. Busta paga più pesante per un centinaio di lavoratori dello stabilimento Hitachi Rail Italy di via Ciliegiole che in questo mese hanno trovato un bonus di 118 euro. Una cifra, una tantum, destinata solo ai dipendenti che, nell'annualità compresa fra il marzo 2016 e l'aprile 2017, non hanno superato l'1% di assenze. Percentuale che, in modo approssimativo, corrisponde a diciannove ore di lavoro. L'integrazione in busta paga (nei tre stabilimenti Hitachi di Pistoia, Reggio Calabria e Napoli sono circa trecentocinquanta i lavoratori che hanno ricevuto la comunicazione che preannunciava il bonus) è il frutto della ridistribuzione delle risorse decurtate ai lavoratori assenteisti nel Premio di risultato 2016.
«Iniziativa positiva volta a valorizzare il valore dei dipendenti» si legge in un comunicato della Rsu Hitachi di Pistoia, che però non accontenta del tutto i sindacati, come si legge nei passaggi successivi della nota. Secondo la Rsu, infatti, nel calcolo delle ore di assenza, l'azienda avrebbe conteggiato anche assemblee sindacali, scioperi per rinnovo dei contratti, congedi matrimoniali, permessi 104 (quelli che vengono richiesti per assistere familiari malati), ma anche permessi studio, maternità facoltativa, allattamento. Ore di permesso che «non devono assolutamente essere inclusi nei dati di assenteismo di ogni lavoratore» denuncia in modo duro il comunicato Rsu.
«Tale atteggiamento dell'azienda – si legge ancora – rischia di trascendere in condotta antisindacale». «Quello che più contestiamo come Fim-Cisl – aggiunge Jury Citera, segretario pistoiese dei metalmeccanici Cisl – è che l'azienda, in modo unilaterale, ha preso questa decisione, senza coinvolgere in alcun modo i sindacati. Come sigla sindacale, in passato, avevamo già avanzato proposte per cercare un accordo volto alla redistribuzione delle risorse ai lavoratori non assenteisti. L'azienda, invece, ha preso questa decisione in autonomia, e noi contestiamo la loro scelta di conteggiare nei permessi anche le ore richieste per la 104, così come quelle per andare a donare il sangue, o quelle per la partecipazione alle assemblee sindacali. Una scelta inammissibile, e che rischia di creare anche malumori tra gli stessi lavoratori».
«Quello che chiediamo – conclude Citera – è un confronto con l'azienda, in tempi stretti, utile a chiarire il perché di questa scelta».
Bonus a parte, il clima in Hitachi è di ottimismo. Lo scorso primo settembre l'azienda giapponese – come preannunciato – ha stabilizzato i primi dodici lavoratori, dei trentaquattro operai totali, di ManPower, azienda dell'indotto. Un riassorbimento di personale e attività esternalizzate che si concluderà entro gennaio 2018. E proprio sulla questione dei lavoratori dell'indotto e suoi carichi di lavoro «a partire da quelli della carpenteria», torna a parlare Citera che, come Fim-Cisl, da tempo chiede all'azienda un impegno maggiore per riportare in Hitachi operai e attività esternalizzate in passato.
Nell'occhio del ciclone, infatti, le minori tutele dei contratti a cui sono sottoposti i lavoratori dell'indotto, rispetto a quelli dell'azienda madre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Iniziativa positiva volta a valorizzare il valore dei dipendenti» si legge in un comunicato della Rsu Hitachi di Pistoia, che però non accontenta del tutto i sindacati, come si legge nei passaggi successivi della nota. Secondo la Rsu, infatti, nel calcolo delle ore di assenza, l'azienda avrebbe conteggiato anche assemblee sindacali, scioperi per rinnovo dei contratti, congedi matrimoniali, permessi 104 (quelli che vengono richiesti per assistere familiari malati), ma anche permessi studio, maternità facoltativa, allattamento. Ore di permesso che «non devono assolutamente essere inclusi nei dati di assenteismo di ogni lavoratore» denuncia in modo duro il comunicato Rsu.
«Tale atteggiamento dell'azienda – si legge ancora – rischia di trascendere in condotta antisindacale». «Quello che più contestiamo come Fim-Cisl – aggiunge Jury Citera, segretario pistoiese dei metalmeccanici Cisl – è che l'azienda, in modo unilaterale, ha preso questa decisione, senza coinvolgere in alcun modo i sindacati. Come sigla sindacale, in passato, avevamo già avanzato proposte per cercare un accordo volto alla redistribuzione delle risorse ai lavoratori non assenteisti. L'azienda, invece, ha preso questa decisione in autonomia, e noi contestiamo la loro scelta di conteggiare nei permessi anche le ore richieste per la 104, così come quelle per andare a donare il sangue, o quelle per la partecipazione alle assemblee sindacali. Una scelta inammissibile, e che rischia di creare anche malumori tra gli stessi lavoratori».
«Quello che chiediamo – conclude Citera – è un confronto con l'azienda, in tempi stretti, utile a chiarire il perché di questa scelta».
Bonus a parte, il clima in Hitachi è di ottimismo. Lo scorso primo settembre l'azienda giapponese – come preannunciato – ha stabilizzato i primi dodici lavoratori, dei trentaquattro operai totali, di ManPower, azienda dell'indotto. Un riassorbimento di personale e attività esternalizzate che si concluderà entro gennaio 2018. E proprio sulla questione dei lavoratori dell'indotto e suoi carichi di lavoro «a partire da quelli della carpenteria», torna a parlare Citera che, come Fim-Cisl, da tempo chiede all'azienda un impegno maggiore per riportare in Hitachi operai e attività esternalizzate in passato.
Nell'occhio del ciclone, infatti, le minori tutele dei contratti a cui sono sottoposti i lavoratori dell'indotto, rispetto a quelli dell'azienda madre.
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