«Basta rancori e pregiudizi» La Liberazione di Tomasi
Per la prima volta un sindaco di destra alla cerimonia di piazza della Resistenza Il ricordo della città distrutta dopo la guerra. «Oggi lottiamo contro la crisi»
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PISTOIA. Pochi pistoiesi presenti, pochi minuti di discorso, pochi applausi. Dire che la prima celebrazione della liberazione della città da parte del sindaco neo-eletto, Alessandro Tomasi di Fratelli d’Italia-An, non è stata completamente diversa da quelle che l’hanno preceduta, è obiettivamente impossibile.
Formalmente la cerimonia, che prevede la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai caduti della Resistenza a Pistoia, seguito da un discorso del sindaco sul senso della giornata e sull’attualizzazione dei valori della Resistenza, si è svolta come sempre. Tra le autorità, in prima fila il prefetto, il presidente della Provincia, la parlamentare Caterina Bini, il consigliere regionale Marco Niccolai. Pochi, come detto, i cittadini presenti, almeno rispetto alle precedenti cerimonie dell’8 settembre.
C’era chi temeva momenti di tensione, visto il fatto che per la prima volta un sindaco di destra celebrava la festa della liberazione della città dal nazifascismo. Ma tutto si è svolto nella massima calma.
Il sindaco Tomasi ha svolto un intervento di una decina di minuti (anche qui un bel contrasto con i discorsi ben più lunghi di Bertinelli, ma anche dei suoi predecessori), ricordando le condizioni disastrose in cui versava la città dopo l’8 settembre 1944: una città ferita dalle bombe e dalle armi. Senza nominare le parole “fascismo” e “nazismo”, Tomasi ha auspicato che il giudizio su quegli eventi venga consegnato agli storici. Quanto al momento presente, il sindaco ha sottolineato che c’è una liberazione che siamo chiamati a celebrare o quanto meno a costruire, quella dalla crisi economica e sociale che distrugge le esistenze. E su questo fronte, secondo Tomasi, un ruolo fondamentale ce l’ha la politica, che deve riscoprire lo slancio del Dopoguerra, anche alla luce della indicazioni che continuano a venire dalla Costituzione.
In questo impegno – ha sottolineato il sindaco – non contano le appartenenze politiche quanto l’impegno per i più deboli. Lo ha ribadito ricordando il partigiano Cesare, delle Fornaci, figura che incontrò all’inizio del suo impegno politico. E che alla notizia che il giovane barbuto che aveva davanti fosse di An, rispose dicendo “Non m’importa, importa l’impegno che spendi per le persone in difficoltà”. «Lui, orgoglioso del suo passato di partigiano, aveva superato rancori e strumentalizzazioni. Per me fu un grande insegnamento» ha concluso il sindaco.
Un applauso finale – in verità abbastanza tiepido – ha salutato la fine del discorso. Il programma delle manifestazioni per la Liberazione è poi proseguito con la deposizione di una corona alla stazione in memoria dei deportati.
Formalmente la cerimonia, che prevede la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai caduti della Resistenza a Pistoia, seguito da un discorso del sindaco sul senso della giornata e sull’attualizzazione dei valori della Resistenza, si è svolta come sempre. Tra le autorità, in prima fila il prefetto, il presidente della Provincia, la parlamentare Caterina Bini, il consigliere regionale Marco Niccolai. Pochi, come detto, i cittadini presenti, almeno rispetto alle precedenti cerimonie dell’8 settembre.
C’era chi temeva momenti di tensione, visto il fatto che per la prima volta un sindaco di destra celebrava la festa della liberazione della città dal nazifascismo. Ma tutto si è svolto nella massima calma.
Il sindaco Tomasi ha svolto un intervento di una decina di minuti (anche qui un bel contrasto con i discorsi ben più lunghi di Bertinelli, ma anche dei suoi predecessori), ricordando le condizioni disastrose in cui versava la città dopo l’8 settembre 1944: una città ferita dalle bombe e dalle armi. Senza nominare le parole “fascismo” e “nazismo”, Tomasi ha auspicato che il giudizio su quegli eventi venga consegnato agli storici. Quanto al momento presente, il sindaco ha sottolineato che c’è una liberazione che siamo chiamati a celebrare o quanto meno a costruire, quella dalla crisi economica e sociale che distrugge le esistenze. E su questo fronte, secondo Tomasi, un ruolo fondamentale ce l’ha la politica, che deve riscoprire lo slancio del Dopoguerra, anche alla luce della indicazioni che continuano a venire dalla Costituzione.
In questo impegno – ha sottolineato il sindaco – non contano le appartenenze politiche quanto l’impegno per i più deboli. Lo ha ribadito ricordando il partigiano Cesare, delle Fornaci, figura che incontrò all’inizio del suo impegno politico. E che alla notizia che il giovane barbuto che aveva davanti fosse di An, rispose dicendo “Non m’importa, importa l’impegno che spendi per le persone in difficoltà”. «Lui, orgoglioso del suo passato di partigiano, aveva superato rancori e strumentalizzazioni. Per me fu un grande insegnamento» ha concluso il sindaco.
Un applauso finale – in verità abbastanza tiepido – ha salutato la fine del discorso. Il programma delle manifestazioni per la Liberazione è poi proseguito con la deposizione di una corona alla stazione in memoria dei deportati.
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