Il Tirreno

Pistoia

Cena e poi non paga: la scroccona in tailleur colpisce un’altra volta

Massimo Donati
Il titolare del locale Claudio Mauriello racconta ciò che è avvenuto martedì sera
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Il titolare del locale Claudio Mauriello racconta ciò che è avvenuto martedì sera

La donna, 63 anni, imperversa da mesi fra Pistoia e Prato. Martedì, pici e tagliata gratis al ristorante le “Chiavi d’Oro”

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PISTOIA. Tailleur, valigetta ventiquattr’ore, una buona dose di classe e cultura, e, soprattutto una capacità nello scegliere le giuste parole tipica delle intelligenze fuori dalla norma, quelle che spesso sconfinano nel variegato mondo delle malattie mentali: «Si può cenare in questo locale? Se ceno qui non è che poi scoppia la Seconda guerra mondiale eh?». Parole, appunto, di fronte alle quali qualunque ristoratore avrebbe risposto con un «Si accomodi pure signora». Salvo poi pentirsene a fine cena, quando la signora in questione, senza un euro in tasca, ricordandogli il tono di quelle parole dall’equivoca interpretazione, non manifesta la benché minima intenzione di pagare il conto.

Come è accaduto martedì sera in un ristorante-pizzeria del centro. E come era già accaduto sempre in città almeno un altro paio di volte. Insomma, come Firenze nei mesi scorsi ha avuto il suo Roland (il famigerato turista tedesco specialista del mangia e fuggi in ristoranti e bar), Pistoia ha la sua Antonella.

Nativa di Genova, sulla carta residente a Roma, 63 anni portati più che bene, martedì la donna ha cenato a sbafo alle Chiavi d’Oro di via del Frantoio, così come un mesetto fa aveva fatto alla Tavolaccia di via della Madonna e in un altro ristorante del centro. E sembra che la stessa tecnica, in zona, l’abbia messa in atto recentemente anche a Prato.

Fatto sta che l’altra sera, dopo aver mangiato pici al sugo di carne, tagliata e birra, si è mostrata stupita quando le è stato presentato il conto: 24 euro. «Dovevate intuirlo dal tono della mia voce che non potevo pagare» ha replicato alle rimostranze da parte del titolare. Che a quel punto, mentre lei se ne stava già uscendo, non ha potuto far altro che telefonare al 113.

«Gliel’ho detto ieri sera. Se fosse venuta qui e mi avesse detto prima che non aveva i soldi per pagare io una pizza gliela facevo, la facevo mangiare lo stesso» spiega il titolare del locale, Claudio Mauriello. Che comunque non ha alcuna intenzione di sporgere querela. «Ho voluto solo segnalare quello che è successo, affinché non lo rifaccia in altri locali» spiega. E poi racconta: «Una persona normalissima. Educata, faceva continuamente i complimenti alle cameriere per la cena. L’unica cosa strana è che continuava a levarsi le scarpe, e l’odore non era piacevole. Comunque, a fine cena è andata in bagno, è uscita e ha detto alla cameriera “Grazie, arrivederci, ci vediamo alla prossima”. “Mi avevate detto che qui potevo mangiare gratis” mi ha detto quando sono intervenuto. Lo ho risposto che si sbagliava e l’ho invitata a lasciare un documento e ad andare a prendere i soldi. Ma lei ha iniziato ad andarsene e io ho chiamato il 113».

Sul posto è intervenuta una Volante della questura. E i poliziotti si sono trovati di fronte la stessa donna che avevano già identificato in due precedenti occasioni per gli stessi motivi. L’ultima, come detto, al ristorante La Tavolaccia di via della Madonna. «In questo locale si può consumare una pizza e una birretta piccola?» erano state più o meno le parole usate. Piccole differenze, stesso risultato: cena gratis. A parte l’inconveniente della denuncia per insolvenza fraudolenta, reato procedibile a querela di parte, solo nel caso, cioè, la vittima decida di procedere per le vie legali.

Di tali denunce la donna ne ha sul groppone almeno tre, o soltanto, sarebbe meglio dire: molti ristoratori, infatti, preferiscono chiuderla lì, senza ulteriori grane. Comunque, martedì sera, i poliziotti della Squadra Volante le hanno fatto presente che se ci sarà una prossima volta per lei scatterà il foglio di via obbligatorio da Pistoia. «Sapere cosa? Ora vado alla stazione, me ne vado da questa città inospitale» si sono sentiti rispondere.


 

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