Il Tirreno

Pistoia

Provvedimento beffa: il violento deve stare lontano tre metri

Ilaria Bonuccelli
Provvedimento beffa: il violento deve stare lontano tre metri

Pistoia: vive nello stesso immobile dell'ex convivente. Il giudice gli dà un divieto di avvicinamento "elastico": lei è terrorizzata, lui non se va

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PISTOIA. «Ti sbuzzo. Ti ammazzo». Il coltello all’altezza della pancia. Non è la prima volta. Rocco Donato Benedetto minaccia la ex compagna. Scatta l’arresto, inevitabile. Dai domiciliari è uscito una settimana prima sempre per lo stesso motivo: perseguita la ex, la minaccia. Solo che questa volta, il giudice nega gli arresti domiciliari all’anziano di 87 anni. Dice che la misura appare «sproporzionata all’entità del fatto». Gli vieta, però, di avvicinarsi alla donna. Distanza di sicurezza: tre metri. Perché i due vivono nella stessa casa. Così ha deciso il tribunale civile nel 2015. Entrate diverse, ma stesso stabile. E siccome il pensionato dichiara di non disporre di altra idonea abitazione» il giudice non lo sposta: lo lascia nella casa dell’ex compagna, dove l’uomo ha diritto di abitazione. 

IL CONTRATTO VALE PIÙ DELLA SICUREZZA

La legge in Italia è questa. Segue i codici, non la sicurezza delle donne. La legge civile non segue le regole (né le esigenze) della legge penale. Così una donna di 78 anni si ritrova con lo stalker della porta accanto. Anzi di più: della stanza accanto. Malgrado le condanne, i precedenti, gli arresti, le minacce. Quasi venti anni persecuzioni, vanificati dalle clausole di un contratto fra privati. La storia inizia nel 1996. Rocco Donato inizia la relazione. La signora - conferma il suo legale, l’avvocato Alessandro Fagni - acquista la casa familiare e con un contratto privato, riconosce il diritto di abitazione al convivente in due stanze dell’immobile. Nel 2000, però, i due si separano. L’uomo avrebbe già manifestato comportamenti inclini alla violenza che negli anni portano a condanne per minacce, ingiurie, atti persecutori. Parte, quindi, anche il contenzioso per l’utilizzo dell’abitazione.

VIOLENTO, MA CON DIRITTO DI CO-ABITAZIONE

«La proprietà - ribadisce l’avvocato Fagni - è della signora. Ma il diritto di abitazione dell’ex convivente non decade con la separazione. Tuttavia, l’ex convivente decide di affittare le due stanze di cui ha il possesso». Per la proprietaria è l’occasione per contestare il diritto di abitazione dell’ex convivente. Inizia una battaglia in sede civile, fatta di corsi e ricorsi. Fino in Corte d’Appello. A Firenze il tribunale civile dà ragione a Rocco Donato: stabilisce che il diritto di abitazione è inalienabile e che si può esercitare anche dando in affitto le stanze che si possono abitare. Così le tensioni fra i due, che non sono mai cessate, si intensificano. E negli ultimi due anni diventano sempre più frequenti «anche se dal 2002 - si legge nell’atto di convalida dell’ultimo arresto - Rocco ha precedenti per reati contro la persona e la libertà morale a danno della ex convivente».

DUE ANNI DI MINACCE

La situazione sembra precipitare proprio con la sentenza della Corte d’Appello di Firenze: è quello, del resto, l’atto che riporta l’anziano nella (ex) casa familiare. Infatti - ricostruiscono gli inquirenti - a settembre 2015 e poi a marzo 2016 l’uomo viene sottoposto al divieto di avvicinamento alla ex compagna; a maggio 2011, il tribunale di Sorveglianza di Firenze aggravare la misura cautelare e trasformare il divieto di avvicinamento in arresti domiciliari (in una casa diversa da quella dove abita la ex convivente) «a seguito di minacce». Ma non basta. Sei mese dopo, a ottobre 2016, Rocco viene portato in carcere per violenza e resistenza a pubblico ufficiale: gli agenti intervenuti in soccorso alla ex per l’ennesimo episodio di minacce. Per le minacce alla ex convivente, in realtà, l’uomo viene messo ai domiciliari fino al 19 luglio 2017, in una residenza diversa da quella che condivide con la donna. Scaduti i domiciliari, comunque, Rocco Benedetto si ripresenta nella casa su cui vanta il diritto di abitare. E inizia subito a effettuare alcuni lavoretti. Vuole mettere una fontana, sembra. E non soffre opposizioni. Per questo scoppia la lite dell’ultimo arresto.

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LE MINACCE COL COLTELLO

Il 30 luglio alle 11,45 - racconta la donna - esce di casa per spazzare il corridoio. «Improvvisamente mi è venuto incontro il mio ex compagno. Siccome la sera precedente abbiamo avuto una discussione, mi ha detto con tono minaccioso: “Io faccio come cazzo mi pare..il giardino è mio e adesso faccio un muro, così tu non puoi più passare. Poi devi levare la bicicletta e il divano dal corridoio sennò te li butto nella spazzatura». La donna, però, si ribella. Gli risponde che non toglie proprio nulla perché gli oggetti sono nella sua proprietà e che l’uomo ha solo il diritto di passaggio per entrare in casa. Nella sua porzione di casa. «A quel punto Benedetto è entrato in casa sua, ha preso un grosso coltello da cucina a sega con manico verde ed è tornato nel corridoio: impugnandolo con la mano destra lo ha rivolto verso di me all’altezza del mio stomaco e mi ha detto “Io ti sbudello e ti uccido”». A quel punto la donna chiama i carabinieri e chiede di intervenire. Anche perché la sera prima, uscendo in giardino, l’uomo l’aveva già minacciata: «Io faccio come mi pare.... tu non mi devi chiedere nulla... se non vai via ti tiro il mazzolo in testa». Mazzolo che aveva in mano. Scatta quindi l’arresto, con l’attuale compagno della donna che testimonia: «Viviamo in un clima di terrore. Il tribunale ha deciso che l’uomo vivesse nella sua porzione di casa, concedendogli solo il diritto di passaggio per entrare: questo sfortunatamente ci impone un continuo e necessario incrociarci perché le nostre porte di casa sono vicine meno di un metro». 

VIETATO LANCIARE OGGETTI ALLA EX

Vista la situazione, il pm in sede di convalida dell’arresto chiede al gip gli arresti domiciliari per l’ex convivente della donna «in luogo diverso» dall’abitazione condivisa. Ma il gip li nega perché giudica la misura «sproporzionata e di difficile concreta praticabilità». Il giudice, comunque, si pone il problema di individuare «la misura più adeguata a soddisfare le esigenze cautelari», per evitare la reiterazione «dei comportamenti persecutori». Per il gip, quindi, la misura più adeguata è il «divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, dando un’interpretazione elastica e cucita sul caso specifico, visto che la vicinanza tra indagato e vittima resta un dato di fatto ineliminabile». Quindi il divieto di avvicinamento è di almeno 100 metri dalla donna «quando si trova fuori dall’abitazione»; di 3 metri quando è in casa. In compenso, il gip impone all’uomo pure il divieto di comunicare con la donna e il suo compagno attraverso qualsiasi mezzo: «non solo telefonate ma anche getto di cose, minacce e insulti».

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