Bottegone, fine di un sogno Titolo in B ceduto a Sarno
Il presidente, don Baronti: la piccola “frazioncina” è arrivata a competere con le grandi città. Sono stati 17 anni straordinari, ma servivano troppi soldi
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PISTOIA. Parlare al passato della favola Sant’Angelo Bottegone non è facile per nessuno. Figuriamoci per chi ha dato cuore, testa ed anima a questo progetto, trasformando una passione sportiva in un’alternativa reale per un territorio particolare dove le spine sono più famose dei fiori, che pur ci sono vedi ad esempio una società cestistica “sui generis” con un prete– presidente.
«Diciamo la verità spesso – dice don Piergiorgio Bartonti che pur ora ha poca voglia di scherzare – ho vissuto quasi tutte le situazioni “quasi” più da tifoso passionale, che da presidente razionale... anzi togliamo pure il quasi». Epiche le sue battaglie con gli arbitri, fin dai tempi della balaustra della “King” , che non stupiscono per un prete che ha scelto di svolgere la sua missione religiosa e sociale tra la gente. Denunciando le criticità di questa periferia altamente popolata da un’umanità composita e contribuendo spesso, anche con il basket, ad offrirne all’esterno la parte migliore. «Lo sport non è la panacea di tutti i mali– continua don Baronti– spesso gli sportivi non sono d’esempio ai giovani con i loro comportamenti. Tuttavia penso che se si riesce a mettere i ragazzi in un campo sportivo, funzionante e funzionale naturalmente, sia un’attività per la Chiesa che va di pari passo a doveri come l’accoglienza dei migranti o la celebrazione delle messe».
Un combattente nato, don Piergiorgio Baronti che parlando della rinuncia sofferta di Bottegone alla serie B prova ad evitare quella parola a cui è allergico (” sconfitta” ) che però affiora. Perché nonostante la volontà di una ripartenza immediata e ruggente (comunque almeno 3 o 4 scalini sportivi indietro), la cessione del titolo di serie B sa tanto di fine di un’epoca. «Ho dovuto incassare questa sconfitta– dice don Baronti– per di più alla fine di un anno straordinario, con risultati sportivi importanti come il sesto posto in serie B, facendo giocare i giovani che il Pistoia Basket ci ha affidato e che ora volano verso la Legadue. A loro, a tutti i ragazzi che dal 2001 hanno giocato e spesso vinto con noi, va ora il mio pensiero. Siamo partiti dalla Promozione, siamo diventati la frazioncina che ha combattuto, sportivamente s’intende, con tante grandi città del basket. Abbiamo fatto tanti sforzi, anche errori certo, ma senza soldi non si va avanti. Per farlo penso ai tanti giovani da cui ripartire…anche se sto male, nonostante so di aver dato tutto me stesso».
Un’ascesa folgorante che, da 15 anni a questa parte, ha travolto d’entusiasmo una città col cuore a spicchi. Era l’inizio degli anni 2000, il Pistoia Basket cercava il faticoso consolidamento in B1 e la passione cestistica della città trovò sbocco naturale in quella ciurma di ragazzi cresciuti tra l’allora PalaFermi e l’Einaudi che– guidati da Gianni Biselli– bruciarono le tappe portando in pochi anni Bottegone dalla Promozione alla C2. Un’ascesa molto più veloce dei tempi biblici, della burocrazia. Così quando nel 2004 finalmente la palestra King prese forma, dopo tante battaglie del Don anche con l’istituto scolastico che la ospita, era già piccola per contenere tutto il settore giovanile e l’abbraccio dei suoi tanti simpatizzanti. «Una miopia fin dall’inizio», dice Don Baronti anche se in questo momento la tristezza, i rimpianti vanno di pari passo con i ricordi. Dopo Biselli, Bassi, poi Valerio e Biagini: tecnici di una cavalcata storica che, con la sola eccezione di Roberto Russo, sono tutti pistoiesi di nascita o d’adozione.
Dal Veneto, ha messo radici anche Roberto Marconato, protagonista in campo della scalata più recente, quella che ha portato Bottegone ad una vetta incredibile come la serie B. «Mi dispiace tantissimo– dice il lungo– anche perché quest’anno abbiamo fatto qualcosa di impensabile...per questo mi viene da dire che la favola si è conclusa a lieto fine. Spero per il Bottegone Basket che riparta bene, hanno fatto una scelta dettata da motivi economici ma ponderata per evitare di ritrovarsi tra uno o due anni in condizioni irrecuperabili. Sono dispiaciuto ma non pentito della scelta fatta tanti anni fa di venire a Bottegone, dove ho aperto un’attività commerciale e mi sono sempre trovato bene. Se ci sarà la possibilità di lavorare ancora insieme, un progetto che mi muova l’entusiasmo, sono a disposizione».
Elisa Pacini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Diciamo la verità spesso – dice don Piergiorgio Bartonti che pur ora ha poca voglia di scherzare – ho vissuto quasi tutte le situazioni “quasi” più da tifoso passionale, che da presidente razionale... anzi togliamo pure il quasi». Epiche le sue battaglie con gli arbitri, fin dai tempi della balaustra della “King” , che non stupiscono per un prete che ha scelto di svolgere la sua missione religiosa e sociale tra la gente. Denunciando le criticità di questa periferia altamente popolata da un’umanità composita e contribuendo spesso, anche con il basket, ad offrirne all’esterno la parte migliore. «Lo sport non è la panacea di tutti i mali– continua don Baronti– spesso gli sportivi non sono d’esempio ai giovani con i loro comportamenti. Tuttavia penso che se si riesce a mettere i ragazzi in un campo sportivo, funzionante e funzionale naturalmente, sia un’attività per la Chiesa che va di pari passo a doveri come l’accoglienza dei migranti o la celebrazione delle messe».
Un combattente nato, don Piergiorgio Baronti che parlando della rinuncia sofferta di Bottegone alla serie B prova ad evitare quella parola a cui è allergico (” sconfitta” ) che però affiora. Perché nonostante la volontà di una ripartenza immediata e ruggente (comunque almeno 3 o 4 scalini sportivi indietro), la cessione del titolo di serie B sa tanto di fine di un’epoca. «Ho dovuto incassare questa sconfitta– dice don Baronti– per di più alla fine di un anno straordinario, con risultati sportivi importanti come il sesto posto in serie B, facendo giocare i giovani che il Pistoia Basket ci ha affidato e che ora volano verso la Legadue. A loro, a tutti i ragazzi che dal 2001 hanno giocato e spesso vinto con noi, va ora il mio pensiero. Siamo partiti dalla Promozione, siamo diventati la frazioncina che ha combattuto, sportivamente s’intende, con tante grandi città del basket. Abbiamo fatto tanti sforzi, anche errori certo, ma senza soldi non si va avanti. Per farlo penso ai tanti giovani da cui ripartire…anche se sto male, nonostante so di aver dato tutto me stesso».
Un’ascesa folgorante che, da 15 anni a questa parte, ha travolto d’entusiasmo una città col cuore a spicchi. Era l’inizio degli anni 2000, il Pistoia Basket cercava il faticoso consolidamento in B1 e la passione cestistica della città trovò sbocco naturale in quella ciurma di ragazzi cresciuti tra l’allora PalaFermi e l’Einaudi che– guidati da Gianni Biselli– bruciarono le tappe portando in pochi anni Bottegone dalla Promozione alla C2. Un’ascesa molto più veloce dei tempi biblici, della burocrazia. Così quando nel 2004 finalmente la palestra King prese forma, dopo tante battaglie del Don anche con l’istituto scolastico che la ospita, era già piccola per contenere tutto il settore giovanile e l’abbraccio dei suoi tanti simpatizzanti. «Una miopia fin dall’inizio», dice Don Baronti anche se in questo momento la tristezza, i rimpianti vanno di pari passo con i ricordi. Dopo Biselli, Bassi, poi Valerio e Biagini: tecnici di una cavalcata storica che, con la sola eccezione di Roberto Russo, sono tutti pistoiesi di nascita o d’adozione.
Dal Veneto, ha messo radici anche Roberto Marconato, protagonista in campo della scalata più recente, quella che ha portato Bottegone ad una vetta incredibile come la serie B. «Mi dispiace tantissimo– dice il lungo– anche perché quest’anno abbiamo fatto qualcosa di impensabile...per questo mi viene da dire che la favola si è conclusa a lieto fine. Spero per il Bottegone Basket che riparta bene, hanno fatto una scelta dettata da motivi economici ma ponderata per evitare di ritrovarsi tra uno o due anni in condizioni irrecuperabili. Sono dispiaciuto ma non pentito della scelta fatta tanti anni fa di venire a Bottegone, dove ho aperto un’attività commerciale e mi sono sempre trovato bene. Se ci sarà la possibilità di lavorare ancora insieme, un progetto che mi muova l’entusiasmo, sono a disposizione».
Elisa Pacini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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