Il presidio
«Vogliamo respirare l’aria dell’Europa»
di Fabio Calamati
Comizio finale per Samuele Bertinelli (centrosinistra) prima del ballottaggio con Tomasi: no a una città impaurita
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PISTOIA. «Vogliamo respirare l’aria dell’Europa» è il grido - a metà tra invocazione e incitamento – con cui Samuele Bertinelli, candidato sindaco del centrosinistra, ha chiuso le primissima parte del suo comizio conclusivo, ieri sera in piazza Gavinana, davanti a diverse centinaia di persone.
Nello stesso luogo dove, appena 24 ore prima, il rivale di centrodestra, Alessandro Tomasi, aveva galvanizzato i suoi affermando che in città il ghetto politico in cui la destra era sempre stata chiusa è stato finalmente distrutto.
E proprio a questa circostanza, frutto del voto dell’11 giugno, si è richiamato fortemente Bertinelli, sottolineando l’importanza del voto di domani. Il sindaco uscente l’ha presentato prima di tutto come uno scontro culturale prima che politico, tra chi sogna una città inclusiva e aperta e chi invece vorrebbe costruirne una illividita dalla paura e chiusa nei suoi rancori. Non si tratta di timori astratti: il candidato di centrosinistra ha ricordato gli ululati di disapprovazione del pubblico di centrodestra quando nell’unico faccia a faccia di questi giorni si è parlato di lotta di liberazione o anche di malati di parkinson che vanno a lezione di tango per stare meglio.
Contro questa città-incubo c’è la proposta del centrosinistra, che si inserisce – ha sottolineato Bertinelli – nella migliore tradizione di Pistoia, quella incarnata dal vecovo Atto che viaggia fino in Spagna per tornare con la reliquia di San Jacopo e aprire così la città medievale ai pellegrini europei; o quella del frate Ippolito Desideri, costruttore di ponti culturali con l’Asia quando nessuno in Europa neanche sapeva cosa fosse il buddismo. È in questa prospettiva storica e culturale che Bertinelli ha posto la sfida di domani, non a caso del programma o delle cose fatte nella passata amministrazione ha parlato poco, salvo ribadire la necessità di cambiare dove errori ci sono stat e di avviare una collaborazione a tutto campo con chiunque si ritrovi nel campo del centrosinistra.
C’è stato anche uno spazio alla commozione, quando il sindaco ha parlato della sua bambina: «Se mi sono candidato l’ho fatto anche per lei. Non avrei saputo spiegarle perché, se in un momento così difficile, avessi fatto un’altra scelta».
Nello stesso luogo dove, appena 24 ore prima, il rivale di centrodestra, Alessandro Tomasi, aveva galvanizzato i suoi affermando che in città il ghetto politico in cui la destra era sempre stata chiusa è stato finalmente distrutto.
E proprio a questa circostanza, frutto del voto dell’11 giugno, si è richiamato fortemente Bertinelli, sottolineando l’importanza del voto di domani. Il sindaco uscente l’ha presentato prima di tutto come uno scontro culturale prima che politico, tra chi sogna una città inclusiva e aperta e chi invece vorrebbe costruirne una illividita dalla paura e chiusa nei suoi rancori. Non si tratta di timori astratti: il candidato di centrosinistra ha ricordato gli ululati di disapprovazione del pubblico di centrodestra quando nell’unico faccia a faccia di questi giorni si è parlato di lotta di liberazione o anche di malati di parkinson che vanno a lezione di tango per stare meglio.
Contro questa città-incubo c’è la proposta del centrosinistra, che si inserisce – ha sottolineato Bertinelli – nella migliore tradizione di Pistoia, quella incarnata dal vecovo Atto che viaggia fino in Spagna per tornare con la reliquia di San Jacopo e aprire così la città medievale ai pellegrini europei; o quella del frate Ippolito Desideri, costruttore di ponti culturali con l’Asia quando nessuno in Europa neanche sapeva cosa fosse il buddismo. È in questa prospettiva storica e culturale che Bertinelli ha posto la sfida di domani, non a caso del programma o delle cose fatte nella passata amministrazione ha parlato poco, salvo ribadire la necessità di cambiare dove errori ci sono stat e di avviare una collaborazione a tutto campo con chiunque si ritrovi nel campo del centrosinistra.
C’è stato anche uno spazio alla commozione, quando il sindaco ha parlato della sua bambina: «Se mi sono candidato l’ho fatto anche per lei. Non avrei saputo spiegarle perché, se in un momento così difficile, avessi fatto un’altra scelta».
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