Il Tirreno

Pistoia

Marco Paolini chiude l’edizione dei record

di Elisa Pacini
Marco Paolini durante la sua "lezione" a Pistoia
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Marco Paolini durante la sua "lezione" a Pistoia

«Sono venuto a Pistoia, ai Dialoghi sull'uomo, perché voglio colmare il ritardo storico della cultura sulla tecnologia»

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PISTOIA. Con almeno tre file di persone in piedi ai lati della grande tenda di Piazza del Duomo, gremita in ogni ordine di posto per ascoltare l’orazione civile di Marco Paolini sul suo personalissimo modo di colmare “il ritardo” (preoccupante) tra cultura e tecnologia, si è chiusa un’edizione da record per “Dialoghi sull’uomo”. Se i numeri ufficiali delle presenze saranno resi noti nei prossimi giorni, la sensazione è quella di vero bagno di folla distribuito nei 25 incontri in programma dell’ottava edizione. Un’edizione di grossa portata, quella dedicata alla Capitale Italiana della Cultura 2017, per i nomi importanti arrivati in città che insieme al boom di visitatori hanno offerto una cartolina suggestiva e partecipata di Pistoia.

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Numeri. Alle conferenze esaurite in prevendita, si sono succeduti tanti altri “soldout” e oltre alle persone arrivate specificatamente per ascoltare gli incontri, i “Dialoghi” hanno generato come sempre un pienone di curiosi per tutto il centro. Visitatori che magari poi si sono fermati ai punti libreria o nel Giardino Volante dove erano stati organizzati eventi dedicati ai più piccoli come presentazioni di libri, letture e l’apprezzato ospedale “da campo” per riparare i giocattoli usati. Oltre 2500 spettatori nei primi tre giorni per la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin “In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana”, che sarà aperta fino al 2 luglio, visitata tra gli altri anche da David Grossman. Lo scrittore israeliano che ha ricevuto il primo premio “Dialoghi sull’uomo” nella serata di sabato, per tutta la giornata ha visitato il centro storico, arrivando nelle Sale Affrescate dove Berengo Gardin gli ha fatto da speciale guida alle sue foto, firmandogli poi il catalogo della mostra. Riscontri importanti per il festival anche dai canali ufficiali web dei “Dialoghi” che hanno avuto una vera e propria impennata, raggiungendo tantissimi utenti Facebook, Twitter e Instagram.

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Incontri. Non ha deluso le attese la chiusura affidata a Marco Paolini, attore che ha rivoluzionato il teatro con i suoi monologhi su temi d’attualità o sul racconto della storia, tornato a Pistoia per il festival dopo esservi stato più volte con spettacoli dedicati ad una tematica a lui cara, le ferrovie e soprattutto le ferrovie storiche tra cui la Porrettana. I treni sono entrati anche nella sua “conferenza– dialogo” di domenica, pur da una “porta” secondaria nel suo discorso sul rapporto tra cultura e tecnologia. Immaginando una riunione di suoi parenti, considerando avi e trisavoli fino all’era antica, proprio in Piazza Duomo, Paolini ha detto che sarebbe stato difficile spiegare a molti il ruolo di quella “protesi” che oggi è il telefono o il tablet.

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Spiegarla a loro che avevano basato i loro incontri sull’oralità. Protesi, sì, parte del corpo perché il telefono non si spegne mai. Mentre la zappa, o gli arnesi di lavoro, prima o poi nell’arco della giornata venivano messi da parte. Paolini ha detto che, invece, ad una riunione di famiglia, suo padre ferroviere, che gli ha trasmesso l’amore per i treni, avrebbe portato tutti ad ammirare i rotabili storici alla stazione di Pistoia. In una marea di suggestioni, ironiche e taglienti punzecchiature del rapporto che tutti oggi abbiamo con la tecnologia (pur capendone il giusto), Paolini ha detto di esser venuto a Pistoia per “colmare il ritardo storico della cultura sulla tecnologia”. In che modo? Scardinando, togliendo, smontando, riflettendo su tutto ciò che non è necessario dei mille usi che facciamo della tecnologia. Proponendo un uso consapevole e riduttivo, un’educazione alla tecnologia che – per lui – non farà la scuola. «È come con l’educazione sessuale– dice Paolini– da anni si dice che va fatta a scuola ma la fanno solo in Scandinavia».
«È il teatro che può avere questa funzione – ha chiuso– di fare il mondo delle cose nuove, dove le parole sono ancora al centro».

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