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Scontri vicino allo stadio, 12 denunciati
Sei tifosi della Pistoiese e sei del Livorno identificati dalla polizia. Cinque supporter arancioni erano già colpiti da Daspo
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PISTOIA. Uno scontro voluto, quasi un “appuntamento cercato” come lo definisce il vicequestore Luigi Larotonda. Oppure una situazione di pericolo innescata dal fatto che diversi tifosi del Livorno avevano raggiunto lo stadio a piedi, parcheggiando in zone lontane a causa dell’incidente mortale sulla tangenziale.
Qualsiasi sia stata l’origine dello scontro che ha coinvolto tra le 30 e le 40 persone, nel pomeriggio di sabato 6 maggio sul viale Matteotti ci sono stati 5 minuti di fuoco. Pugni, bastonate e cinghiate, con canne da pesca usate come bastoni insieme a mazze da baseball. In casa di uno dei denunciati, ieri mattina, la Digos ha trovato anche il piede di un tavolino, usato come strumento “atto a offendere”.
Del parapiglia che si è scatenato alcuni minuti prima della partita di campionato di Lega Pro tra esponenti del gruppo “Pistoia 1312” e tifosi labronici sono stati, al momento, identificati in dodici. Sei di una parte, e sei dell’altra. Cinque dei sei tifosi pistoiesi sono già sottoposti a Daspo, e non potevano trovarsi nelle vicinanze dello stadio prima della partita. Dovranno rispondere di questo capo d’imputazione, oltre che di rissa con lesioni e possesso di lacrimogeni e oggetti atti a offendere in occasione di eventi sportivi. Reati ascritti ai codici 6, 6bis e 588 (comma 2) del Codice penale. «Sommando i vari capi d’imputazione – spiega Larotonda – i tifosi colpiti da Daspo rischiano dai 4 agli 8 anni di carcere».
In seguito alle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Grieco ed eseguite dagli agenti della Digos sono stati denunciati a piede libero sei tifosi della Pistoiese e sei del Livorno. Cinque dei sei tifosi pistoiesi erano già sottoposti a Daspo, e per essi la questura chiederà un inasprimento delle misure restrittive. «Sottoporremo all’attenzione della procura – ha detto in conferenza stampa il questore Salvatore La Porta – la misura della sorveglianza speciale».
Nessun tifoso livornese denunciato era sottoposto a Daspo, e nei loro confronti il capo d’imputazione è rissa con lesioni. Tra di essi anche un minorenne, mentre gli altri cinque hanno età comprese tra i 23 e i 20 anni. I tifosi della Pistoiese coinvolti sono di età compresa tra 40 e 26 anni.
A entrambe le fazioni sono state sequestrati diversi oggetti usati per picchiarsi sul viale Matteotti. In casa di alcuni appartenenti a Pistoia 1312, ieri mattina, sono stati trovati altri bastoni, copricapi e sciarpe con il nome del gruppo. “Con Pistoia 1312 – spiega Larotonda – noi identifichiamo gli appartenenti al gruppo, minoritario ed estremista del tifo pistoiese, che ha come motto: “All the cops are bastard” (tutti i poliziotti sono bastardi). Da tempo stiamo cercando di isolarli».
Episodi del genere, ha commentato il questore La Porta, «non fanno bene allo sport, e allontanano le famiglie dallo stadio. Episodi spiacevoli, ma circostanziati, erano già avvenuti lo scorso anno durante le partite con Piacenza e Spal. La rissa del 6 maggio può essere stata però determinata anche da un’altra circostanza». Al vaglio di procura e questura, infatti, le ipotesi che i due gruppi di tifosi si fossero «dati appuntamento», oppure che i supporters livornesi fossero sul viale Matteotti, a piedi, a causa dell’incidente sulla tangenziale in cui ha perso la vita l’appuntato dei carabinieri Angelo Vivone. Molti tifosi del Livorno hanno parcheggiato lontano dallo stadio, per poi dirigersi a piedi al Melani, senza la scorta delle forze dell’ordine. Qui, intorno alle 16, 10, è avvenuto lo scontro. Sul posto sono intervenuti agenti delle Volanti, della Digos e della Squadra mobile, che hanno diviso le due fazioni. Due tifosi del Livorno, colpiti alla testa, sono ricorsi alle cure di un’ambulanza in servizio allo stadio. «Li stiamo cercando – spiega Larotonda – Purtroppo hanno fornito false generalità ai soccorritori». Nessuno tra i tifosi della Pistoiese risulta essere rimasto ferito.
Nelle indagini sono state visionate immagini riprese da alcune telecamere di attività private. «Sommando i capi d’imputazione, per alcuni di loro, c’è il rischio di diversi anni di carcere», concludono Larotonda e il questore La Porta.
Tiziana Gori
Qualsiasi sia stata l’origine dello scontro che ha coinvolto tra le 30 e le 40 persone, nel pomeriggio di sabato 6 maggio sul viale Matteotti ci sono stati 5 minuti di fuoco. Pugni, bastonate e cinghiate, con canne da pesca usate come bastoni insieme a mazze da baseball. In casa di uno dei denunciati, ieri mattina, la Digos ha trovato anche il piede di un tavolino, usato come strumento “atto a offendere”.
Del parapiglia che si è scatenato alcuni minuti prima della partita di campionato di Lega Pro tra esponenti del gruppo “Pistoia 1312” e tifosi labronici sono stati, al momento, identificati in dodici. Sei di una parte, e sei dell’altra. Cinque dei sei tifosi pistoiesi sono già sottoposti a Daspo, e non potevano trovarsi nelle vicinanze dello stadio prima della partita. Dovranno rispondere di questo capo d’imputazione, oltre che di rissa con lesioni e possesso di lacrimogeni e oggetti atti a offendere in occasione di eventi sportivi. Reati ascritti ai codici 6, 6bis e 588 (comma 2) del Codice penale. «Sommando i vari capi d’imputazione – spiega Larotonda – i tifosi colpiti da Daspo rischiano dai 4 agli 8 anni di carcere».
In seguito alle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Grieco ed eseguite dagli agenti della Digos sono stati denunciati a piede libero sei tifosi della Pistoiese e sei del Livorno. Cinque dei sei tifosi pistoiesi erano già sottoposti a Daspo, e per essi la questura chiederà un inasprimento delle misure restrittive. «Sottoporremo all’attenzione della procura – ha detto in conferenza stampa il questore Salvatore La Porta – la misura della sorveglianza speciale».
Nessun tifoso livornese denunciato era sottoposto a Daspo, e nei loro confronti il capo d’imputazione è rissa con lesioni. Tra di essi anche un minorenne, mentre gli altri cinque hanno età comprese tra i 23 e i 20 anni. I tifosi della Pistoiese coinvolti sono di età compresa tra 40 e 26 anni.
A entrambe le fazioni sono state sequestrati diversi oggetti usati per picchiarsi sul viale Matteotti. In casa di alcuni appartenenti a Pistoia 1312, ieri mattina, sono stati trovati altri bastoni, copricapi e sciarpe con il nome del gruppo. “Con Pistoia 1312 – spiega Larotonda – noi identifichiamo gli appartenenti al gruppo, minoritario ed estremista del tifo pistoiese, che ha come motto: “All the cops are bastard” (tutti i poliziotti sono bastardi). Da tempo stiamo cercando di isolarli».
Episodi del genere, ha commentato il questore La Porta, «non fanno bene allo sport, e allontanano le famiglie dallo stadio. Episodi spiacevoli, ma circostanziati, erano già avvenuti lo scorso anno durante le partite con Piacenza e Spal. La rissa del 6 maggio può essere stata però determinata anche da un’altra circostanza». Al vaglio di procura e questura, infatti, le ipotesi che i due gruppi di tifosi si fossero «dati appuntamento», oppure che i supporters livornesi fossero sul viale Matteotti, a piedi, a causa dell’incidente sulla tangenziale in cui ha perso la vita l’appuntato dei carabinieri Angelo Vivone. Molti tifosi del Livorno hanno parcheggiato lontano dallo stadio, per poi dirigersi a piedi al Melani, senza la scorta delle forze dell’ordine. Qui, intorno alle 16, 10, è avvenuto lo scontro. Sul posto sono intervenuti agenti delle Volanti, della Digos e della Squadra mobile, che hanno diviso le due fazioni. Due tifosi del Livorno, colpiti alla testa, sono ricorsi alle cure di un’ambulanza in servizio allo stadio. «Li stiamo cercando – spiega Larotonda – Purtroppo hanno fornito false generalità ai soccorritori». Nessuno tra i tifosi della Pistoiese risulta essere rimasto ferito.
Nelle indagini sono state visionate immagini riprese da alcune telecamere di attività private. «Sommando i capi d’imputazione, per alcuni di loro, c’è il rischio di diversi anni di carcere», concludono Larotonda e il questore La Porta.
Tiziana Gori
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