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Polemiche sul piano per Bottegone
Bartoli dubita che i soldi arrivino. Tomasi e Lombardi attaccano: Bertinelli scorretto
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PISTOIA. Il progetto per la riqualificazione del quartiere di Bottegone è finito al centro della campagna elettorale per Palazzo di Giano.
Il primo a parlarne è stato il candidato sindaco Roberto Bartoli: a suo parere il finanziamento statale dei 18 milioni di euro (sui 36 totali) annunciato dal Comune sarebbe solo sulla carta, perché per il momento il governo ha stanziato i fondi solo per i primi 24 progetti (mentre quello di Pistoia è 67esimo su 120), annunciando che gli altri saranno finanziati con risorse che “saranno successivamente disponibili”. “Quindi forse anche mai!” è la conclusione di Bartoli, che chiede “Basta con le bugie”.
Diversa la questione sollevata da altri due candidati, Alessandro Tomasi del centrodestra e Ginevra Lombardi (sostenuta dalle liste civiche Pistoia Cambia e Pistoia in movimento). I due se la prendono con il ciclo di 4 incontri che il Comune ha organizzato a Bottegone dal 15 al 24 maggio per illustrare i contenuti del piano. “Il sindaco uscente Samuele Bertinelli non sta giocando pulito in questa campagna elettorale – scrive Tomasi – la legge 28/2000 per la par condicio assicura infatti a tutti i candidati politici l'accesso all'informazione e alla comunicazione politica con imparzialità ed equità, ma quella di Bertinelli, stando proprio a questa legge, è campagna elettorale non autorizzata. Tutti gli incontri fissati dall’attuale amministrazione, e mi riferisco in particolare alla serie di incontri pubblici annunciati per parlare del Piano di riqualificazione urbana di Bottegone, che vengono fatti con il simbolo del Comune violano questa legge, andando al di là dell’ordinaria gestione cittadina”.
“Questo significa – commenta sullo stesso punto Ginevra Lombardi – utilizzare eventi istituzionali a fini elettorali, significa usare la macchina comunale per fare campagna elettorale... Questi sono fatti che descrivono la crisi di valori di una classe politica che ha fallito nella costruzione di un sano rapporto con la città. L’amministrazione uscente ha avuto 5 anni per incontrare, parlare e ascoltare, a meno di un mese dalle elezioni siamo fuori tempo massimo, questo è un modo scorretto di utilizzare il ruolo istituzionale”.
Il primo a parlarne è stato il candidato sindaco Roberto Bartoli: a suo parere il finanziamento statale dei 18 milioni di euro (sui 36 totali) annunciato dal Comune sarebbe solo sulla carta, perché per il momento il governo ha stanziato i fondi solo per i primi 24 progetti (mentre quello di Pistoia è 67esimo su 120), annunciando che gli altri saranno finanziati con risorse che “saranno successivamente disponibili”. “Quindi forse anche mai!” è la conclusione di Bartoli, che chiede “Basta con le bugie”.
Diversa la questione sollevata da altri due candidati, Alessandro Tomasi del centrodestra e Ginevra Lombardi (sostenuta dalle liste civiche Pistoia Cambia e Pistoia in movimento). I due se la prendono con il ciclo di 4 incontri che il Comune ha organizzato a Bottegone dal 15 al 24 maggio per illustrare i contenuti del piano. “Il sindaco uscente Samuele Bertinelli non sta giocando pulito in questa campagna elettorale – scrive Tomasi – la legge 28/2000 per la par condicio assicura infatti a tutti i candidati politici l'accesso all'informazione e alla comunicazione politica con imparzialità ed equità, ma quella di Bertinelli, stando proprio a questa legge, è campagna elettorale non autorizzata. Tutti gli incontri fissati dall’attuale amministrazione, e mi riferisco in particolare alla serie di incontri pubblici annunciati per parlare del Piano di riqualificazione urbana di Bottegone, che vengono fatti con il simbolo del Comune violano questa legge, andando al di là dell’ordinaria gestione cittadina”.
“Questo significa – commenta sullo stesso punto Ginevra Lombardi – utilizzare eventi istituzionali a fini elettorali, significa usare la macchina comunale per fare campagna elettorale... Questi sono fatti che descrivono la crisi di valori di una classe politica che ha fallito nella costruzione di un sano rapporto con la città. L’amministrazione uscente ha avuto 5 anni per incontrare, parlare e ascoltare, a meno di un mese dalle elezioni siamo fuori tempo massimo, questo è un modo scorretto di utilizzare il ruolo istituzionale”.
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