Il Tirreno

Pistoia

«Oggi come allora no alla xenofobia» 

di Elisa Pacini
«Oggi come allora no alla xenofobia» 

Alle celebrazioni per la Liberazione, l’appello del sindaco Bertinelli a non ascoltare gli apprendisti stregoni dell’odio

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PISTOIA. È stato incentrato sull’esempio dei giovani partigiani a cui proprio in questi giorni Pistoia ha tributato l’omaggio tramite l’intitolazione di spazi pubblici, l’invito ai cittadini a «non dimenticare mai» le radici della festa della Liberazione del sindaco Samuele Bertinelli.
Lo ha fatto ieri mattina, in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile, in un lungo discorso rivolto ad una piazza della Resistenza gremita non solo di tante autorità civili e militari. Chi con il fazzoletto dell’Anpi, chi con le bandiere della pace, chi semplicemente in silenzio o portando i bambini, c’erano soprattutto tanti cittadini intorno al monumento ai Caduti per la libertà. Ripercorrendo le vite, in alcuni casi troppo brevi e finite in maniera violenta proprio per il rifiuto di piegarsi all’ideologia di regime di Modesta Rossi, Dino Fabbri, Dino Niccolai, Liliana e Lina Cecchi, Bertinelli ha evidenziato come in quella scelta di vita ci fosse la voglia di costruire un’Italia, un’Europa di pace e giustizia sociale.
La parola “scelta” è stata la più citata dal sindaco perché «oggi come ieri» ha detto Bertinelli «siamo chiamati a dire da che parte stare» . L’Europa che sognavano i giovani partigiani era un luogo dove «superare i gretti nazionalismi guerrafondai che avevano portato a stragi inutili, come le due guerre mondiali». Era quella costruita su “ideali universali” oggi in crisi, continua Bertinelli facendo un parallelo tra passato e presente. «Vediamo intorno a noi la rinascita di sentimenti, forze politiche e persino governi nazionalistici che ci vorrebbero chiusi entro i nostri confini — ha detto il sindaco citando la Brexit, l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti e la crescita di movimenti nazionalistici come hanno attestato le elezioni francesi — carichi di risentimento nei confronti non solo di chi giunge, disperato e privo di tutto ma anche dei popoli con i quali da sempre confiniamo».
Per questo è necessaria scelta di campo. Come quella che fecero i partigiani più di 70 anni fa: Dino Niccolai venne prima licenziato dalle Ferrovie per aver partecipato agli scioperi dei lavoratori e poi messo in carcere, rifiutandosi di chiedere la grazia al Duce. Dino Fabbri venne prima trasferito, poi licenziato e condannato al confino per quattro anni. Liliana e Lina Cecchi (la cui commemorazione insieme a quella di Fabbri sarà oggi alle 10,30 nei giardini della zona Panorama) a 21 e 17 anni scelsero senza esitazione di dedicare la loro gioventù alla staffetta partigiana, mentre Modesta Rossi «portatrice di armi e di sorrisi» fu trucidata con il figlio Gloriano di 13 mesi, perché si rifiutò di rivelare dove si trovassero i suoi compagni, tra cui il marito.
Se i partigiani dovevano scegliere se chinare il capo o impegnarsi per la pace e la libertà, oggi la scelta è tra stare con gli «apprendisti stregoni, che giocano con il fuoco dell’odio e della paura, i quali per ottenere facili consensi maneggiano con spregiudicatezza sentimenti razzisti e xenofobi» o dalla parte del «futuro e di riaffermare sempre, anche a costo di essere impopolari o controcorrente, il primato della ragione, che si nutre della curiosità per l’altro e per il mondo, che si alimenta del confronto e delle differenze».
E se la maggioranza dei presenti in piazza aveva i capelli brizzolati, i più giovani hanno dato vita ad altre iniziative. Tra tutte il tradizionale pranzo in strada in Porta al Borgo e le performance degli studenti del Liceo artistico Petrocchi in piazza Mazzini.

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