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"Leggere la città" porta in piazza l’Inno alla Gioia suonato dai bambini
Il concerto dei ragazzi degli istituti comprensivi Leonardo, Cino e Raffaello tra i momenti più emozionanti della giornata
*il programma di domenica 9 aprile
*Al via Leggere la città: la lezione di Givone
*Secondo giorno: applausi per il documentario di Moscati
PISTOIA. Le splendide note dell’Inno alla Gioia di Beethoven, stendardo musicale dell’Europa, sono risuonate sabato 8 aprile in piazza del Duomo, al culmine di una delle iniziative di maggior successo della terza giornata di “Leggere la città 2017”. Ad eseguire l’immortale melodia è stata un’orchestra tutta speciale, composta dagli studenti dei corsi di musica degli istituti comprensivi Raffaello, Cino da Pistoia e Leonardo da Vinci. Decine e decine di ragazzi la cui musica ha accompagnato i cori all’unisono delle scuole Cino e Leonardo. Un momento magico, nella splendida cornice della piazza, affollata di curiosi e di orgogliosi genitori dei piccoli musicisti.
Così, con una suggestione carica di speranza, si è avviata alla conclusione la terza giornata di “Leggere la città”. Una giornata che tra i primi incontri aveva quello organizzato al liceo scientifico Duca d’Aosta, dove gli studenti avevano allestito una mostra ed hanno raccontato a voce il risultato delle loro ricerche negli archivi storici cittadini, per raccontare gli anni della ricostruzione post bellica a Pistoia. Uno sforzo che è stato apprezzato da Marco Revelli e dal sindaco Samuele Bertinelli, presente all’incontro.
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Tra le altre iniziative, da segnalare quella ospitata dalle sale affrescate di Palazzo comunale, dove hanno parlato del tema degli standard urbanistici Ilaria Agostini, Mauro Baioni e Ilaria Boniburini, affiancati dall’urbanista Edoardo Salzano, vera anima dell’associazione Eddyburg. Sul tema degli standard i ragazzi di Eddyburg hanno anche sviluppato un laboratorio che dovrebbe approdare alla definizione di una proposta di legge per inserire anche gli spazi culturali (dai teatri alle sale da musica, alle biblioteche) nel calcolo dei cosiddetti standard urbanistici, cioè la dotazione minima di beni pubblici (strade, parcheggi, aree verdi) cui ciascun cittadino ha diritto.
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Ma nell’incontro, Salzano e gli altri relatori si sono concentrati soprattutto sugli ultimi, difficili, anni di storia degli standard urbanistici, sempre più alla mercé – è la tesi – di una urbanistica debole, che ha rinunciato a pianificare il territorio ed è venuta a patti con il potere economico dei costruttori e dei proprietari terrieri.
Pochi spunti di ottimismo ma tanti di seria preoccupazione anche nell’incontro che ha aperto il pomeriggio, quello allestito in Sala maggiore con Grammenos Mastrojeni (diplomatico e studioso di temi ambientali) e lo scrittore Bruno Arpaia, il cui ultimo romanzo (“Qualcosa, là fuori”) descrive dall’interno un catastrofico mutamento climatico. Ma, a sentire i fatti messi in fila da Mastrojeni, la fantasia di Arpaia non ha dovuto lavorare molto per comporre la vicenda del suo romanzo.
Subito dopo, sempre il Sala Maggiore, è toccato ad un altro dei relatori più noti di questa giornata, Chiara Saraceno, affrontare il delicato tema della famiglia in relazione alla comunità più grande che la contiene. Un rapporto dialettico, perché se è vero che in famiglia si costruiscono l’identità e quindi l’appartenenza degli individui, è altrettanto vero che compito della famiglia dovrebbe essere quello di preparare i propri membri ad uscire nel mondo, a guadagnare l’autonomia.
Solo così saremmo in grado di accogliere le verità degli altri in quel continuo confronto-dialogo che costituisce la cultura e che costruisce la comunità, come Sergio Givone ha spiegato nella lectio magistralis di avvio di questa edizione dei Dialoghi.
Fabio Calamati
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