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Maschio o femmina? «Tutto», dice il bimbo
Fa’Afafine, le reazioni degli alunni della classe elementare durante lo spettacolo, mentre fuori la Lega contesta
PISTOIA. «Perché i genitori non danno ragione ad Alex? Perché non gli fanno fare quel gioco?». «Puoi essere un maschio e nello stesso tempo una femmina?». «Era più spaventato Alex oppure i suoi genitori?».
Piccoli spettatori - «troppo per afferrare il tema» dice un'insegnante - con grandi domande su "Fa'Afafine - Mi chiamo Alex e sono un dinosauro". Lo spettacolo di Giuliano Scarpinato è andato in scena ieri mattina al teatro Bolognini di Pistoia, mentre fuori, in mezzo al dispiegamento di forze dell'ordine, era già iniziato il presìdio della Lega Nord Toscana per «fermare il gender nelle scuole», e di Forza Nuova, arrivata in via del Presto con lo striscione "Pistoia capitale della cultura, stop alla gender dittatura". Sul palco Alex White (Michele Degirolamo), otto anni, che non ha ancora deciso se essere un maschio o una femmina, e che vuole bene, «ma non come agli altri, molto di più», a Elliot: il bimbo che ha tentato di ricoprire di bigliettini a forma di cuore. Ma i compagni lo hanno scoperto e allora Alex, dopo prese in giro e calci alla cartella, non vuole più andare a scuola. Vuole scappare a Samoa, perché lì ci sono gli fa'afafine, né maschi né femmine: «Ma come fate? È una magia? Un superpotere? Io voglio essere come voi» dice il protagonista della favola di Scarpinato.
Ad ascoltarlo, in platea, attenti e silenziosi, ci sono i bambini di una classe elementare: l'unica, insieme a una classe del Pacini, ad aver partecipato allo spettacolo. Alcune scuole si sono tirate indietro dopo le polemiche contro l'opera sull'identità di genere, proposta dall'Associazione teatrale pistoiese in orario scolastico. Altre invece, fin dall'inizio, hanno deciso di non aderire. Alex indossa una scarpa da calcio e l'altra di vernice rossa, con il tacco, rubata alla madre. «Mamma - urla il protagonista - cosa devo essere? Un bambino o una bambina?». Un piccolo spettatore risponde: «tutto». Sono proprio i bambini a ricoprire l'attore Michele Degirolamo di domande. «Alla fine, Alex, viene apprezzato?», «ma il babbo adorava più suo figlio o la carriera?», «perché Alex vuole essere sia un maschio che una femmina?», «questa è una storia vera o inventata?». Vorrebbero capire ciò che non hanno compreso.
I ragazzi e le ragazze delle superiori invece, non fanno domande. «Conoscono bene la questione - spiega la loro insegnante, Chiara Caselli - Questo spettacolo sarebbe molto utile agli adulti, specie a quelli che erano fuori a protestare. Certo - dice - è un'opera per gli studenti dalle medie in su, quelli delle elementari sono troppo piccoli per afferrare un tema così complesso, ma è giusto abbattere certi tabù».
Fuori dal teatro, come detto, c'era il presidio contro "Fa'Afafine". «Uno spettacolo - ha spiegato il consigliere regionale della Lega Nord, Marco Casucci, davanti al Bolognini- che non dovrebbe essere proposto in orario scolastico, perché attraverso questo canale si rischia di far arrivare quella che noi combattiamo: la teoria gender. Il nostro gruppo consiliare ha presentato una nuova mozione per condannare il patrocinio che la Regione Toscana ha dato a questo spettacolo». Con i soldi pubblici - chiosano dal presidio - viene finanziata la propaganda dell'ideologia gender. Prima dello spettacolo scoppia anche uno scontro verbale tra leghista e un'addetta del teatro.
Intanto dentro, i bambini, una volta calato il sipario, "interrogano" Alex. Vogliono sapere da lui cosa succede dopo che sua madre si è vestita da uomo e suo padre da donna: «un gioco» per farlo uscire dalla cameretta. «Faremo vedere a tutti - gli dicono i genitori - chi sono i White, una famiglia un po' speciale». «Il mio finale - spiega un bambino delle elementari - è che quando escono, all'inizio vengono guardati da tutti a scuola. Poi però si chiariscono e allora ritorna l'accordo, e la zona dove vive Alex diventa come il paese felice (Samoa, ndr) che lui si era immaginato».
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