«Chi non fa partecipare i propri figli non è un terrorista»
PISTOIA. «A Pistoia, secondo il regista Scarpinato, sarebbe in atto una censura. Non mi pare che lo spettacolo sia stato cancellato, piuttosto il suo mi sembra un tentativo di spostare l'attenzione...
PISTOIA. «A Pistoia, secondo il regista Scarpinato, sarebbe in atto una censura. Non mi pare che lo spettacolo sia stato cancellato, piuttosto il suo mi sembra un tentativo di spostare l'attenzione dal problema reale». Così interviene il consigliere di Pistoia Domani, Alessandro Tomasi, dopo l'intervista pubblicata ieri dal Tirreno a Giuliano Scarpinato, regista dello spettacolo "Fa'Afafine - Mi chiamo Alex e sono un dinosauro".
Sul palco del Bolognini, stasera e domani mattina, salirà Alex, che non ha ancora deciso se essere un bambino o una bambina. L'opera, proposta alle scuole dall'Associazione teatrale pistoiese, ha sollevato polemiche e reazioni, tanto da far dire al regista che a Pistoia «è in atto una censura, un ritorno al Medioevo». Per Tomasi la questione è un'altra. «Mi domando: cosa avrebbe detto un genitore scoprendo, a cose fatte, che il proprio figlio ha assistito ad uno spettacolo del genere senza il suo preventivo consenso? Se - scrive Tomasi - non fosse scoppiato il dibattito (che ricordo a qualche smemorato, fa parte della democrazia), le famiglie sarebbe state debitamente informate? Quello che mi chiedo è se la famiglia abbia ancora un ruolo nell'educazione dei figli, specie riguardo a temi delicati, oppure - chiosa - se questa debba essere sostituita da Scarpinato e dal direttore artistico dell'Atp (Saverio Barsanti, ndr), che ha acquistato uno spettacolo, con i nostri soldi, senza averlo nemmeno visto. Chi, per qualsiasi convinzione, decide di non far partecipare il proprio figlio, non solo ne ha pieno diritto ma non deve in alcun modo essere additato come terrorista. Questa si chiama libertà di educare i figli. Infine - conclude Tomasi - credo che si debba tornare a parlare delle scelte dell'Atp, a cui vanno a finire centinaia di migliaia di euro, denaro pubblico». (b.f.)
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