Il Tirreno

Pistoia

Cespevi, scatta l’ora della liquidazione

di Tiziana Gori
Cespevi, scatta l’ora della liquidazione

Seconda asta deserta. Fallita la Newco promossa da Mati (Distretto): non ci sono vivaisti interessati a rilevare

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PISTOIA. A 35, quasi 36, anni dalla nascita, il Centro sperimentale per il vivaismo vede profilarsi all’orizzonte lo spettro della messa in liquidazione. «C’è da prendere atto che un progetto valido 30 anni fa non è più funzionale nell’attuale momento economico», commenta Stefano Morandi, presidente provinciale della Camera di Commercio.

Domani la giunta camerale valuterà la messa in liquidazione del Cespevi. La prossima settimana il presidente Cciaa incontrerà la Fondazione Caript, il socio che detiene il 20% delle quote. L’altro 80% era della Cciaa, obbligata alla cessione dalla legge di riforma degli enti camerali: le quote di partecipazione in società ritenute non strategiche devono essere cedute.

Il Cespevi è andato all’asta, una prima volta, nel marzo del 2016. Gara deserta. Una seconda gara, con base d’asta ribassata del 10% (da 3.167.521 a 2.850.769 euro) si è svolta a fine anno, e anche questa si è rivelata un buco nell’acqua. Nessuno si è presentato.

«Noi - ricorda Morandi - dobbiamo comunque uscire, e per farlo dobbiamo procedere alla messa in liquidazione». Atto che potrebbe essere diventare realtà nei primi giorni di febbraio. I 100mila euro di contributo della Camera di Commercio non ci sono più da due anni. Il bilancio del Cespevi è andato in rosso di 70mila euro due anni fa e lo scorso anno si è chiuso con un passivo di 100mila. «Mancano le nostre entrate, ma permangono i costi fissi».

Il Cespevi sorge su un’area di 26 ettari, acquistati dal demanio dello Stato nel 1973.Le collezioni di piante ornamentali ospitate al suo interno fanno parte del progetto chiamato “Banca del germoplasma”. Un progetto per cui Sandro Orlandini, presidente provinciale della Cia, ha lanciato pochi giorni fa un appello: «Salviamo la Banca. Raccoglie un campione rappresentativo della biodiversità botanica delle produzioni di piante distrettuali».

Francesco Mati, presidente del Distretto vivaistico, aveva proposto alcuni mesi fa la nascita di un consorzio di piccole e medie imprese toscane per rilevare il 60% delle quote della Camera di Commercio. Il restante 40% poteva essere appannaggio della Fondazione Caript, che avrebbe raddoppiato la sua partecipazione. Inizialmente sembrava che la proposta avesse suscitato un qualche interesse, ma la Newco non ha mai visto la luce. «Quando al primo incontro partecipano 15 vivaisti, al secondo la metà e al terzo ancora meno...» commenta amareggiato Mati. L’idea era quella di gestire il Cespevi attraverso progetti imprenditoriali in grado di produrre redditi, di rendere autonomo il Centro.

«La cordata avrebbe dovuto suscitare un moto d’orgoglio - riflette Morandi - ma così non è stato».

Un centro di ricerca e sperimentazione a servizio del vivaismo è uno strumento oggi inutile? Morandi pone l’accento sulla crisi, che non ha risparmiato il vivaismo. «Un importo a base d’asta di 2 milioni e 800mila forse era ancora troppo alto. Il liquidatore procederà alla vendita delle nostre quote, e magari qualcuno, a cifre più basse, potrebbe essere interessato. Dovrà essere un privato, perché Regione e Comune hanno gli stessi nostri vincoli». Il Comune ha ribadito la destinazione urbanistica: il terreno dovrà essere un parco scientifico. «È anche vero - osserva Morandi - che qualche imprenditore potrebbe essere tentato di acquisire, e tenere tutto fermo nell’attesa che cambi il regolamento. Ma l’auspicio è che la funzione rimanga quella, e non ci siano speculazioni edilizie».

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