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Pistoia

Arpat: nessun sforamento nel 2015

Arpat: nessun sforamento nel 2015

Poggi: «Valori registrati non corrispondenti a quelli emessi per problemi causati dal black out del 4 luglio»

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MONTALE. Gli sforamenti nelle emissioni di diossine tra luglio e agosto 2015 furono registrati, ma è molto plausibile pensare che il valore di quelle emissioni siano stati, nella realtà, sostanzialmente regolari.

È questo, in sintesi, l’esito dell’indagine condotta tra maggio e settembre 2016 dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpat), al fine di chiarire, appunto, la dinamica degli sforamenti registrati dai sistemi di rilevazione dell’inceneritore di Montale nell’estate di due anni fa. Ma dall’indagine emerge anche altro. Sull'impianto di incenerimento di Montale, durante gli accertamenti, sono state rilevate da Arpat una serie di carenze gestionali in carico al gestore Ladurner.

Per questo, oltre a chiedere alla Regione di diffidare il gestore affinché elimini le difformità nei sistemi di monitoraggio in continuo e di avviare una revisione dell'autorizzazione, Arpat ha rilevato una violazione della normativa in materia ambientale (D.lgs 152/2016) che prevede l'ammenda fino a 26.000 euro, comunicata all'autorità giudiziaria e per la quale sono state impartite al gestore le prescrizioni per l'estinzione del reato.

Gli esiti del lungo lavoro di accertamento sono stati illustrati dal direttore del dipartimento Arpat di Pistoia, Andrea Poggi, di fronte al sindaco di Montale, Ferdinando Betti, all’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni ed ai rappresentanti di Asl, nel corso della commissione Ambiente del Comune di Montale di mercoledì scorso (18 gennaio).

Gli elevati valori di diossine registrati dal sistema di monitoraggio dell'inceneritore di Montale nell’estate del 2015 sarebbero, dunque, stati riscontrati per l’imbrattamento della linea di campionamento Amesa. Un imbrattamento causato, secondo l’Agenzia per la protezione ambientale, dalle conseguenze dello spegnimento dell’impianto per il blackout elettrico del 4 luglio 2015. «L’analisi dei dati – si legge nel documento di sintesi sugli esiti degli accertamenti prodotta da Arpat – fornisce riscontri oggettivi che rendono molto plausibile la tesi che i valori elevati di Pcdd/Pcdf (diossine, ndr) registrati dal sistema di monitoraggio in continuo nel periodo 1 luglio-15 agosto 2015 non corrispondano a quelli effettivamente emessi, che sarebbero sostanzialmente regolari».

Per giungere a queste conclusioni, il gruppo di lavoro di Arpat (composto anche da tecnici esterni al dipartimento di Pistoia, inviati dall’agenzia regionale), ha condotto una lunga serie di verifiche, che si sono rivelate, come sottolineato da Poggi, in molti casi difficoltose, proprio per le lacune riscontrate nella gestione dell'impianto. Lacune nella gestione e dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni, che Arpat ha diviso in alcune principali tipologie: carenze nel sistema di gestione energetica dell’impianto; violazione delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione sulla gestione dei dati Sme; carenze nel sistema di registrazione e restituzione dei dati di controllo dell’impianto.

«Il nostro dovere – ha commentato al termine della commissione il sindaco di Montale, Ferdinando Betti – è controllare passo per passo che le prescrizioni vengano rispettate nei tempi dovuti». La documentazione relativa agli accertamenti svolti è disponibile sul sito di Arpat al link http://www.arpat.toscana.it/documentazione/report/indagini-arpat-sulla-anomalia-allinceneritore-di-montale-pt-dellestate-2015 .

Tommaso Artioli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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