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Pistoia

Pronto soccorso, emergenza senza fine

Pronto soccorso, emergenza senza fine

Oltre venti i pazienti sulle barelle nella notte della Befana. Gli operatori: «I posti letto non sono di più, sono diminuiti»

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PISTOIA. Hanno passato la notte sulle barelle del Pronto soccorso. Sono stati più di 20 (24 secondo fonti interne non confermate direttamente dall’Azienda sanitaria) i pazienti che hanno “sostato” nei corridoi del Pronto soccorso nella notte tra giovedì e venerdì, in attesa del foglio di dimissioni o del ricovero in ospedale.

Un’emergenza che non accenna a placarsi, nonostante l’Asl Toscana Centro abbia comunicato in una nota stampa che da alcuni giorni sono a disposizione “circa 30 posti letto del reparto di chirurgia”. Questo perché “è prassi che nel periodo natalizio si eseguano meno interventi chirurgici, e ciò ha consentito l’utilizzo di alcuni posti letto del day hospital della chirurgia”.

Nonostante l’aggiunta di questi letti il caos organizzativo e assistenziale è sempre tanto. C’è qualcosa che stride, che non vede la quadratura del cerchio tra le dichiarazioni dell’Azienda sanitaria e la realtà di un Pronto soccorso sempre in emergenza. Alcuni operatori (che chiedono di non fare i loro nomi) affermano che i posti letto sono meno. Dal 23 dicembre al 9 gennaio la week surgery e la day surgery hanno sospeso l’attività. È periodo di ferie, il personale è presente in minor numero, e per dare una mano ai colleghi del Pronto soccorso vengono chiamati quotidianamente infermieri da altri reparti. Una soluzione che, assicura ancora l’Asl, non ha comportato disservizi in altri reparti. Sempre una fonte interna, ieri pomeriggio ci ha però spiegato che, essendo la coperta corta, si è verificato che, questa settimana, per mandare un infermiera di sala al Pronto soccorso, è stata rinviata un’operazione.

È un periodo di afflussi eccezionali, spiega l’Azienda sanitaria: il picco influenzale si è manifestato in anticipo. Gli accessi al Pronto soccorso sono il 10-15% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ed è aumentata la casistica (+31%) dei codici rossi, i casi gravi, che richiedono cure impegnative e prolungate.

Riguardo ai posti letto del nuovo ospedale, due giorni fa è intervenuta con una lunga lettera la dottoressa Carla Breschi, medico ospedaliero e consigliere comunale Pd. Secondo Breschi «25-30 appoggi dall’area chirurgica per i pazienti di medicina sono l’ordinarietà da quando è stato aperto il nuovo ospedale al Campo di volo». Un ospedale, prosegue, sottodimensionato rispetto alle esigenze, organizzato per intensità di cure, per ospitare le acuzie e dimettere velocemente, ma che dovrebbe contare su un filtro territoriale ad oggi inesistente e, probabilmente su un’organizzazione complessiva (inclusi i medici di famiglia e le loro competenze) diverse.

Il dottor Ettore Saffi Giustini, medico di base, coordinatore dell’Agenzia nazionale del farmaco di Agliana e Montale, ci ha inviato ieri una lunga riflessione. «La chiave di volta - sostiene - è nella realizzazione di strutture territoriali che raggruppino un consistente numero di medici di base, ma che nel contempo siano dotate di una presenza infermieristica, siano in grado di eseguire alcuni esami, siano equipaggiate di strutture diagnostiche, siano connesse con l’ospedale al fine di trasmettere immagini, ecg e avere una refertazione e una consulenza”.

Allo stato attuale, continua il dottor Saffi Giustini, quella in scena in questi giorni è una trama destinata a ripetersi. Perché al di fuori dell’ospedale non ci sono risposte adeguate.

Il San Jacopo, poi, è diventato a livello provinciale l’ospedale di riferimento, dopo il depotenziamento del Pacini di San Marcello e del Cosma e Damiano di Pescia.

E anche ieri, al Pronto soccorso, l’attesa media per la visita di un codice giallo oscillava tra le 4 e le 6 ore. Per un codice verde (infortuni leggeri, stati influenzali), tra le 6 e le 8 ore.

Tiziana Gori

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