Il presidio
Cavalli morti alla Giostra 2014 il giudice lascia: incompatibile
PISTOIA. Falsa partenza in tribunale per il processo per i cavalli morti alla Giostra dell’Orso del 2014. Il giudice monocratico Roberto Tredici che avrebbe dovuto celebrarlo si è infatti dichiarato...
PISTOIA. Falsa partenza in tribunale per il processo per i cavalli morti alla Giostra dell’Orso del 2014. Il giudice monocratico Roberto Tredici che avrebbe dovuto celebrarlo si è infatti dichiarato incompatibile in quanto si è occupato della vicenda in veste di giudice delle indagini preliminari. Ieri mattina ha perciò informato le parti che il processo verrà assegnato a un altro giudice, la collega Jaqueline Magi.
Per la morte dei due cavalli il sostituto procuratore Fabio Di Vizio, titolare dell'indagine, ha citato in giudizio per il reato di maltrattamento di animali, aggravato dalla loro morte, sei persone: i tre veterinari che componevano la commissione impegnata quella sera in piazza, nonché proprietaria, preparatore e fantino di uno dei due cavalli.
Si tratta di Riccardo Rinnovati, 31 anni, veterinario di Arezzo e presidente della Commissione medica veterinaria della Giostra 2014; Valentina Vagheggi, 36 anni, anch'essa veterinaria residente ad Arezzo, componente della commissione, così come Alessandro Spadari, 54 anni, veterinario di Bologna; Claudio Bartoletti, 54 anni, pistoiese e preparatore di Oracle Force, il primo cavallo ad infortunarsi in quella tragica Giostra; Sara Bolognini, 34 anni, pistoiese, proprietaria del cavallo; Giacomo Cresci, 34 anni, di Pistoia, fantino dello stesso cavallo.
Per la morte di Oracle Force le accuse si focalizzano su un punto: la circonferenza troppo ridotta della parte finale delle zampe anteriori. Il regolamento della Giostra proibiva di far scendere in pista cavalli con zampe più sottili di 18 centimetri di diametro, e quelle di Oracle Force erano di 16,5.
Diverso il discorso per quanto riguarda il secondo cavallo, Golden Storming. I tre veterinari, quando arrivarono, ritennero indispensabile procedere subito all'eutanasia, iniettando al cavallo la dose letale di veleno mentre era ancora sveglio. La procedura veterinaria corretta sarebbe stata invece quella di praticargli tre iniezioni: una di calmante, una di narcotico, la terza del prodotto, il Sanax, che provoca la morte per paralisi di cuore e polmoni. Quest’ultima iniezione fu fatta invece mentre l'animale era ancora vigile. (m.d.)
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