Il presidio
«Condannate Evangelisti a 13 anni»
Processo sugli appalti pilotati, pene pesanti quelle richieste dal pm per i 16 imputati: quasi un secolo di reclusione
PISTOIA. Tredici anni e quattro mesi per l’ex dirigente dell’ufficio lavori pubblici del comune di Pistoia Marcello Evangelisti, otto per l'esponente socialista Roberto Riccomi. Dopo più di quattro anni di udienze è arrivato il giorno delle richieste di condanna per il processo Untouchables sugli appalti pilotati in provincia.
Al termine di una requisitoria andata avanti per tre udienze, nel pomeriggio di ieri il pm Francesco Sottosanti ha chiesto la condanna per tutti i 16 imputati alla sbarra: 92 anni e 4 mesi di reclusione in tutto.
Oltre che per i personaggi simbolo di un’inchiesta che ha scosso come un terremoto il mondo imprenditoriale pistoiese, il sostituto procuratore ha chiesto la condanna a 6 anni e 6 mesi per Paolo Mazzoni, ex dirigente della Provincia; a 9 anni per Giordano Rosi, imprenditore; a 9 anni per Roberto Vescovi, imprenditore; a 7 anni e 6 mesi per Paolo Conti, imprenditore; a 5 anni per Franco Fambrini, ex direttore del consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio; a 5 anni per Mauro Filoni, ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Piteglio ; a 5 anni per Angiolo Orsi Spadoni, imprenditore; a 5 anni per Michele Vescovi, imprenditore; a 3 anni e 6 mesi per Carlo Alberto Diddi, imprenditore; a un anno e 6 mesi per Christian Diddi, imprenditore; a 4 anni e 6 mesi per Riccardo Vespignani, imprenditore; a 3 anni e 6 mesi per Riccardo Ponticelli, imprenditore; a 3 anni per Stefano Meoni, ex responsabile dell’ufficio Viabilità del Comune di Pistoia; a 2 anni per Giuseppe Napolitano, ex comandante della polizia municipale di Pistoia.
I reati complessivamente contestati dal pm – 18 i capi d’imputazione – sono quelli di associazione per delinquere, corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti e falso. Le pene più severe sono state chieste per gli imputati accusati anche di associazione per delinquere (soltanto i primi nove).
Napolitano, assolto da corruzione e turbativa d’asta già dal gup, è accusato di alterazione del procedimento amministrativo. Carlo Alberto Diddi e il figlio Christian (che in questo processo è accusato soltanto di falso) sono gli unici due per il quale il pm ha chiesto al tribunale la concessione delle attenuanti generiche per il comportamento processuale collaborativo tenuto da entrambi. «Cosa che non si può dire per gli altri imputati – ha precisato
Sottosanti – anche per la gravità dei fatti loro contestati e la reiterazione nel tempo».
Era stato da due lettere anonime spedite in procura, in cui si facevano dei nomi e dei numeri di telefono, tra cui quelli di Marcello Evangelisti e di un paio di imprenditori che nel marzo 2010 avevano preso il via le indagini degli investigatori della Digos che, un anno e mezzo dopo, avrebbero portato all'arresto di 23 persone tra dirigenti pubblici, politici e imprenditori. Un sisma giudiziario che aveva decapitato i vertici delle imprese edili più importanti della provincia, portando alla luce un accordo per la spartizione delle gare bandite da amministrazioni comunali, Provincia ed altri enti pubblici per l'assegnazione di lavori per milioni di euro.
«Reati particolarmente gravi e riprovevoli – ha sottolineato ieri il pm – che, anche se apparentemente senza vittime specifiche, causano danni all’intera collettività».
Sottosanti ha stigmatizzato la gravità della condotta di un pubblico ufficiale che svende la propria funzione e dell’imprenditore che aggira le regole. «E desta ancor più preoccupazione la diffusione di questo sistema».
Davanti ai giudici, parlando complessivamente per oltre 15 ore, nell’arco di tre udienze il pubblico ministero ha riassunto come l’indagine ebbe inizio e come si è poi arrivati alla richiesta di processo con giudizio immediato per parte dei 23 indagati che furono sottoposti alle misure cautelari: i 16 per i quali quelle misure restrittive erano ancora in corso al momento della richiesta.
Ha quindi illustrato gli episodi contestati alla luce del codice degli appalti, passando poi in rassegna le gare incriminate, gli incontri tra gli imputati, gli episodi di corruzione, i casi di turbata libertà degli incanti e le procedure illegali contestate. Ieri, gran parte dell’udienza l’ha dedicata alla sussistenza del reato associativo, per concludere analizzando la posizione di ogni singolo imputato.
«Mio padre – ha concluso il sostituto procuratore – scomparso nel corso di questo processo, mi ha sempre detto: “Francesco, quando devi fare una cosa falla sempre in modo che nessuno possa mai dirti che avrebbe potuto farle meglio di te. Io ho fatto così. Ora sta a voi – ha detto rivolto ai giudici del tribunale – Fatelo in modo che nessuno al mondo possa dire che avrebbe potuto farlo meglio».
Terminata la requisitoria, è stato il turno delle arringhe da parte degli avvocati delle parti civili: Comune di Pistoia, Provincia, Comuni di Piteglio e Pescia e Consorzio di Bonifica del Padule di Fucecchio. La prossima udienza – lunedì – la parola passerà agli avvocati difensori.
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