Il Tirreno

Pistoia

Matrimoni e nascite ancora in picchiata

di Valentina Vettori
Bambini nelle culle della nursery all'ospedale
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Bambini nelle culle della nursery all'ospedale

Secondo lo studio del professor Breschi, se continuerà questo trend, nel 2050 il numero dei trentenni sarà dimezzato

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PISTOIA. A Pistoia e in provincia calano le nascite e i matrimoni, la popolazione invecchia e la disoccupazione giovanile nella fascia di età 18-29 anni resta ferma a quota 16,2%, con una forbice di oltre 9 punti fra la disoccupazione femminile (23,5%) e maschile (9%).

Un quadro locale in linea con l’andamento nazionale, ma non per questo meno grigio, e che sottolinea come i giovani italiani – rispetto ai coetanei europei - percorrono più lentamente le tappe che portano all’indipendenza economica. I dati sono frutto della ricerca a cura del professore Marco Breschi, ordinario di demografia all’Università di Sassari, raccolti nel volume «Giovani e fare famiglia. Un’indagine sulla realtà pistoiese di oggi», presentati ieri a Palazzo dei Vescovi su iniziativa del Centro Famiglia Sant’Anna di Pistoia. Realtà che opera in stretta relazione con la Diocesi.

Numeri che, se analizzati insieme alle statistiche del tasso di crescita naturale della popolazione pistoiese (rapporto tra nascite e morti) e i livelli di occupazione (dati consultabili sul sito della Provincia di Pistoia – ndr), disegnano una realtà in crisi dal punto di vista sociale, lavorativo, economico. 292.000 abitanti totali in provincia e solo 100 under 15 ogni 192 over 65.

Un rapporto che sfiora quota uno a due e che lo supera nettamente se dai dati si escludono i cittadini stranieri che rappresentano il 9,2% della popolazione totale. Percentuali alla mano, nel 2015 la crescita naturale dei pistoiesi registra un -3,8% (contro il -1,6% del 2004), che tradotto in numeri conta 2.223 nascite contro 3.332 morti.

Il che significa che con gli attuali bassi livelli di natalità (nel comune di Pistoia lo scorso anno sono nati 657 bambini, contro gli 804 del 2005) a metà di questo secolo il numero dei trentenni in provincia sarà più che dimezzato rispetto ai primi anni 2000. E si passerà dai dodicimila del 2005 ai seimila del 2050. In questo scenario anche il rapporto fra giovani e possibilità di creare una propria famiglia precipita.

Fra il 2005 e il 2014 i matrimoni in provincia sono calati di un terzo (da 1.102 a 715), e le nozze con rito civile conquistano il 55% del totale. In aumento anche le coppie che preferiscono la convivenza al matrimonio, rimandando la data delle nozze.

Una scelta su cui influiscono fattori come età, livello di istruzione e religione. In provincia l’età media di chi si sposa (sia con rito religioso che civile) raggiunge i 35 anni per gli uomini e 31 per le donne.

Mentre il momento ritenuto “più opportuno” per fare figli è tra i 35 e i 39 anni (39%), oppure a 40 o appena dopo (15%). E la motivazione principale è l’assenza di stabilità lavorativa ed economica. Solo il 5% ritiene che il momento migliore sia prima dei 30 anni. Nel 2015 il numero medio di componenti delle famiglie pistoiesi è di 2,33 persone. Ma quali sono i motivi del calo demografico e del non “metter su famiglia”?

Riassumendo si potrebbe dire che: sposarsi nel nuovo Millennio è diventato un “lusso” per pochi. Il precariato si espande e la crisi economica morde ancora forte. Il perseguimento della parità di genere fa piccoli passi in avanti, ma di fatto non esiste un sistema di welfare che permetta alle donne di conciliare lavoro e famiglia, senza dover per forza scegliere fra l’uno o l’altro. E allora cambiano gli stili di vita: si lascia la casa dei genitori più tardi, si preferisce la convivenza al matrimonio, si “rimanda” il momento di provare ad avere dei figli tentando prima di fare carriera.

Infine, alla domanda “cosa vuol dire essere famiglia?” la maggioranza delle risposte dei giovani intervistati, fra i 30 e i 34 anni, risponde: famiglia è vivere insieme e volersi bene. «Una ricerca - conclude il Centro Famiglia Sant’Anna – che evidenzia come la famiglia resti ancora un grande valore, ma che certamente si realizza in una pluralità di modi diversi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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