Il presidio
Via libera ai licenziamenti di 19 dipendenti della Lime
L’azienda di Barga accetta la richiesta arrivata dai lavoratori di Campo Tizzoro per avere più opportunità di assunzione. E partono i corsi per la Dynamo Camp
SAN MARCELLO. La nuova azienda Lime Italy Spa di Fornaci di Barga ha accettato la richiesta dei 19 dipendenti ex Kme Lime di Campo Tizzoro che volevano essere messi in mobilità per poter avere maggiori possibilità di essere assunti da altre aziende, grazie al diritto degli sgravi fiscali. Inoltre, a breve, per un centinaio di operai della Kme di Fornaci di Barga e del reparto lingotterie, tra i quali anche diversi della montagna pistoiese, cominceranno dei corsi di formazione per poi essere inseriti nei progetti di Dynamo Camp a Limestre o della futura Social Valley.
Lo conferma Mauro Rossi, segretario provinciale Fiom Cgil di Lucca. «Questa mattina (ieri per chi legge) ho ricevuto la risposta formale dell'apertura della procedura di mobilità per i dipendenti della ex Lime Kme di Campo Tizzoro». Per i 19 dipendenti - molti operai ma qualcuno anche degli uffici tecnici - si tratta quasi di un auto-licenziamento, motivato dal fatto che non ce la fanno più a sopportare una situazione difficile che li costringe alla cassa integrazione per la maggior parte del mese e a pochi giorni di lavoro.
«Ho letto giorni fa - prosegue Mauro Rossi - che il Gruppo Kme ha donato alla popolazione la chiesa di Campo Tizzoro. Atto lodevole ed encomiabile. Ci chiediamo però, perché questa è la nostra impressione, come mai il Gruppo Kme è così generoso con la popolazione e non lo è stato con i dipendenti. L'operazione di cessione del ramo d'azienda di Lime è stata bocciata dal nostro sindacato perché la nuova azienda era poco credibile. Prova ne è, ad esempio, che non esiste un'officina nella sede attuale e non c'è un carico di lavoro. Adesso comunque bisogna capire se tutti e 19 accetteranno la mobilità oppure se ci saranno dei ripensamenti».
Una scelta sofferta, questa proposta dall'organico di Campo Tizzoro, ma dettata solo dalla speranza di poter trovare una soluzione lavorativa futura piùsicura.
Poi il segretario provinciale della zona lucchese prosegue: «Anche per i dipendenti di Fornaci di Bargala situazione non è tanto più rosea. La maggior parte di loro ha dei contratti di solidarietà e per un centinaio di loro, scelti dall'azienda, presto cominceranno dei corsi di formazione di due anni per poi essere inseriti in attività del Dinamo Camp di Limestre o della Social Valley». I corsi li faranno a rotazione di gruppi una settimana al mese, pagati, mentre le altre tre usufruiranno dei contratti di solidarietà.
«Noi come Fiom Cgil - spiega Rossi - ci siamo opposti, perché volevamo la rotazione di tutti i dipendenti e non la scelta di cento di loro da parte dell'azienda. Se esci dal ciclo produttivo per due anni rientrarci non è facile e non sappiamo con sicurezza se tutti loro saranno integrati in queste nuove realtà».
«La nostra considerazione - conclude il segretario provinciale Rossi - è che si voglia andare verso un probabile smantellamento dello stabilimento di Fornaci di Barga, perché abbiamo notato una certa focalizzazione sulla Germania».
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