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«Noi calunniati e i figli adottivi allontanati»
Coppia pistoiese chiede aiuto per riavere in casa almeno uno dei due ragazzi adottati dieci anni fa
PISTOIA. Una denuncia per maltrattamenti in famiglia. Due figli adottati dieci anni fa, ora adolescenti, allontanati in una struttura protetta. Un terzo figlio naturale seguito da una educatrice anche se, secondo i genitori, “non ha assolutamente problemi”.
E’ un incubo dal quale non sa come uscire la coppia residente in un comune della provincia di Pistoia che si ritiene calunniata e stritolata da un sistema che – secondo loro – sta usando tutta la sua fredda forza contro di loro senza un vero motivo. Da oltre un anno a questa parte i due figli adottati nel 2006 sono diventati quasi degli estranei «e sono destinati a diventarlo sempre di più se come ci ha detto l’assistente sociale potremo vederli solo una volta ogni sei mesi».
«Come tutti i genitori non possiamo dire di aver fatto tutto bene per i nostri figli – dice la donna – Ma neppure che abbiamo fatto tutto sbagliato. Quando è nato mio figlio naturale forse ho avuto un po’ più di attenzioni per lui perché è nato prematuro, forse è stato questo che ha provocato la scintilla di un rapporto un po’ conflittuale con i due figli adottivi» ammette la donna cercando di dare una spiegazione a quanto accaduto.
«Ma – continua la donna, accompagnata dal marito – se è vero che con quello più grande è sempre stato un problema instaurare un rapporto sereno perché ha sempre avuto un carattere più forte e ribelle, col minore non c’è mai stato alcun problema e non capisco perché abbiano allontanato anche lui».
«Sappiamo che il pubblico ministero, Claudio Curreli, ha chiesto l’archiviazione per la denuncia per maltrattamenti – continua la donna in lacrime – Ma, poi ci hanno detto che l’assistente sociale ha fatto una relazione estremamente negativa su di noi e il giudice ha deciso di andare avanti. Non riusciamo a capire come sia possibile. Se anche il pubblico ministero ha visto che non c’era niente di più di quello che succede in una normale famiglia, perché questo accanimento verso di noi?»
E poi ci sono quelle notizie che sono arrivate nel tempo dalle strutture protette in cui i due adolescenti sono stati e sono ospitati. «Mi è stato riferito che mentre si trovavano in una struttura in Liguria, il più grande è stato ricoverato per coma etilico e, una volta è anche scappato senza che nessuno se ne accorgesse, fino a tornare nel nostro Paese per vedere gli amici – racconta la donna – Poi li hanno spostati in Toscana, e non solo il fratello minore è stato di nuovo bocciato a scuola ma è finito anche lui ricoverato in ospedale per alcol. Allora mi chiedo se stavano male con noi, non mi sembra che stiano meglio nelle strutture dove si trovano ora».
«Adesso basta – chiude il marito – E’ da tempo che sopportiamo tutto ma ora facciamo partire le denunce per calunnia. Nessuno può continuare a parlare male di noi come se fossimo i peggiori genitori del mondo. Abbiamo diritto di vedere i nostri figli con regolarità e vogliamo che il minore possa tornare a casa visto che non ha mai avuto problemi né lui con noi né noi con lui. Si è solo trovato ad essere negativamente influenzato da quello più grande».
Infine una richiesta di aiuto, «Se qualche psicologo o avvocato o esperto di questi casi ci volesse dare consigli su come procedere, saremmo lieti di riceverli».
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