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Pistoia

Truffa, indagati 2 direttori e un impiegato di banca

Truffa, indagati 2 direttori e un impiegato di banca

I tre avrebbero convinto una coppia a sottoscrivere azioni e obbligazioni per avere più velocemente un mutuo, omettendo i rischi dell’investimento

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QUARRATA. Due ex direttori dell'agenzia di viale Giusti della Banca Popolare di Vicenza - rispettivamente di 55 e 50 anni, residenti a Cremona e in provincia di Massa - e un impiegato dello stesso istituto di credito - 26 anni, di Quarrata - sono indagati con l'accusa di truffa ai danni di una coppia di Pescaglia (Lucca) costretta a sottoscrivere in più tranche azioni e obbligazioni per un valore superiore di 100mila euro in occasione delle trattative inerenti la richiesta di un finanziamento di 350mila euro garantito per 210 mila euro dalla Fidi Toscana. Si tratta di una vicenda che inizia nel 2013 e si conclude nel gennaio 2016 con l'esposto dei coniugi. I tre indagati sono stati sentiti dalla pg e tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

I fatti. A presentare la denuncia un professionista e la moglie che nel 2013 avevano costituito la società "Il Poggio sas" per la realizzazione di una piccola centrale di energia idroelettrica per poi vendere l'energia prodotta all'Enel. Attraverso la Regione Toscana avevano ottenuto un finanziamento garantito dalla Fidi Toscana pari a 210 mila euro su un totale di 350mila euro per iniziare l'attività. Stando all'accusa i coniugi hanno iniziato a rivolgersi a istituti di credito sino a quando l'agenzia della Banca Popolare di Vicenza - con sede prima a Borgo Giannotti e poi sulla circonvallazione - non ha prospettato garanzie più convenienti rispetto ad altre banche. In particolare l'apertura di un credito senza ipoteche o fideiussioni.

Azioni e obbligazioni. Ma la concessione del pre-finanziamento andava a rilento. E dalla banca avrebbero fatto capire che l'elemento essenziale del procedimento di erogazione del mutuo era l'acquisto di obbligazioni e azioni della Banca Popolare di Vicenza. Omettendo, stando all'accusa, i rischi relativi all'investimento e qualificando quei prodotti come "facilmente alienabili" e di valore decisamente superiore a quello effettivo. Per concludere in fretta la procedura che stava superando i tempi richiesti dagli uffici amministrativi regionali i coniugi di Pescaglia sottoscrivevano in quattro tranche (dal luglio 2013 all'agosto 2014) azioni e obbligazioni per un importo che supera i 100mila euro investendo così i loro risparmi. Morale? Il valore delle azioni e delle obbligazione era notevolmente inferiore al prezzo d'acquisto tanto che i titoli non era commerciabili e la banca aveva ottenuto un profitto di 116 mila euro. Oltre al danno la beffa. Non ottenevano il finanziamento dalla Fidi Toscana perchè erano decorsi i termini ed erano costretti a chiedere il finanziamento da altra banca per completare l'investimento in corso con la Banca Popolare di Vicenza.

Luca Tronchetti

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