Il presidio
Accordo Tesi-Bruschi, creditori in rivolta
Scatta la protesta davanti all’azienda di Bottegone: «Salvati 42 posti di lavoro ma un centinaio di aziende così rischiano di chiudere»
PISTOIA. Rabbia, sconcerto, senso di tradimento e paura. Tanta paura per il futuro delle loro aziende e dei loro dipendenti. «Ci fidavamo di Sandro Bruschi, ma ora è sparito tutto. Ci stanno mettendo in croce».
È la prima volta che parlano i vivaisti creditori dell’azienda Vivai Sandro Bruschi, dopo la notizia - arrivata come un fulmine a ciel sereno - dell’accordo per la procedura di affitto di ramo di azienda dei vivai Bruschi da parte di Giorgio Tesi Group. Un accordo teso a salvaguardare i 42 posti di lavoro di Bruschi, senza stipendio da oltre un anno, ma che ha lasciato fuori dal tavolo della trattativa le decine di piccole e medie aziende vivaistiche pistoiesi, e non solo, che negli ultimi tre anni hanno accumulato crediti per le forniture di piante all’azienda Bruschi. Imprese che oggi si vedono sfumare davanti la possibilità di riscuotere ciò che spetta loro.
Nella serata di giovedì 20 ottobre i titolari delle aziende hanno dato corpo al Comitato di vivaisti creditori di Sandro Bruschi, e ieri pomeriggio, 22 ottobre, una trentina di persone si è data appuntamento di fronte ai cancelli dell’azienda Bruschi in via Nuova di Castellare (Bottegone), per far sentire anche la loro voce.
Una voce che - lamentano - non è stata nemmeno chiamata in causa quando Vivai Bruschi si è seduta al tavolo della trattativa con Tesi Group. «Lo abbiamo saputo dal giornale. Neanche il rispetto di avvertirci, coinvolgerci in qualche modo. Siamo stati trattati come l’ultima ruota del carro» gridano. «Se fossimo stati coinvolti, avremmo potuto trovare altre soluzioni. Magari l'istituzione di un consorzio dove far confluire tutti, per risollevare le sorti di Bruschi» dice Sandro Chiti, portavoce del comitato.
Otto milioni – calcolano i creditori – i debiti accumulati da Bruschi, negli ultimi anni, nei loro confronti, e nei confronti di altre decine di aziende italiane, ma anche europee. Almeno un centinaio le ditte coinvolte (a Pistoia si tratta in maggioranza di aziende a conduzione familiare), per un indotto pari a oltre 300 addetti. Si va da aziende creditrici di Bruschi per qualche centinaia di euro, ad altre che vantano crediti per mezzo milione di euro. Soldi che pesano come macigni sui loro bilanci, e che rischiano di portare a risvolti drammatici per l’intero settore vivaistico. Il timore più grande, infatti, è che questa manovra che, di fatto, lascia insolvibili i debiti di Bruschi, porti a una emorragia occupazionale e produttiva.
«Qui non è una questione di pochi o tanti soldi – spiega Lisa Trinci - qui si tratta di riconoscere a chiunque abbia lavorato con Bruschi il diritto a riscuotere ciò che gli spetta. In ballo ci sono decine e decine di piccole imprese vivaistiche pistoiesi che con questa manovra rischiano di tirare giù il bandone. Il settore non può chiudere gli occhi e fare finta di niente. Questo sistema così non va».
In prima linea a fianco dei vivaisti c’è Cia Pistoia. Mentre Coldiretti e Confagricoltura non hanno ancora espresso la loro posizione. «Questo accordo tutela i 42 posti di lavoro di Bruschi, e ne siamo felici – dice Sandro Orlandini, presidente Cia - ma rischia di danneggiare l’intero settore vivaistico. È un problema che, a cascata, colpisce tutta la città. Per questo ci aspettiamo una presa di posizione anche da parte di Comune e Regione, ma soprattutto del Distretto florovivaistico di Pistoia».
E per il 27 ottobre è già stato fissato un incontro con il Distretto. «Aspettiamo di leggere i contenuti dell'accordo firmato da Bruschi con Tesi - precisa Chiti - ma se non sarà trovata una soluzione che viene incontro anche a noi, procederemo con ogni iniziativa legale possibile a tutela delle nostre aziende, delle nostre famiglie e dei nostri dipendenti. Questo è un sistema che non funziona. O si trovano altre forme, o domani ci potrebbe essere un'altra vicenda Bruschi che lascia all’asciutto decine di creditori come noi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
