Il presidio
«Continuiamo a essere libere in nome di Lamia»
«Lamia aveva voglia di vivere e di confrontarsi con la vita ed è forse questo il segno migliore che ci lascia, continuare anche in suo nome ad essere donne libere e consapevoli». Così la Rete 13...
«Lamia aveva voglia di vivere e di confrontarsi con la vita ed è forse questo il segno migliore che ci lascia, continuare anche in suo nome ad essere donne libere e consapevoli». Così la Rete 13 febbraio omaggia la giovane donna di origine marocchina, morta due settimane fa per mano di un uomo che si era innamorato, non corrisposto, di lei.
«Appena arrivata Lamia aveva frequentato una scuola di italiano. Che fosse molto integrata nella piccola comunità, che avesse ottimi rapporti con le persone con cui lavorava e con il vicinato, che fosse una donna capace di affrontare un progetto migratorio mettendosi in gioco e vincendo le paure possiamo facilmente dedurlo dalle cronache che i giornali ci hanno restituito. Ciò che invece condividiamo con profondo rispetto e con grande commozione - perché ce la fa sentire vicina e simile - è il racconto che Lamia aveva fatto nel corso di italiano del suo luogo d'origine in Marocco, al quale ogni anno tornava, in una fattoria dove la sua passione era specialmente una cavalla. La libertà per Lamia era andarsene al galoppo tra le montagne, ed è così che la ricordiamo perché rimanga nelle nostre memorie a ricordarci che il desiderio è universale pur declinandosi secondo la storia e le esperienze di ognuna di noi. La violenza contro le donne è talmente diffusa, trasversale, presente che c'è bisogno di sentirci più simili che diverse, forse. Di capire che la complessità del tempo in cui viviamo può condurre alla brutalità dettata dal rifiuto e dall'ingratitudine specialmente verso il genere femminile».
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