Il Tirreno

Pistoia

renzi alla hitachi

«Fabbrica chiave per l’identità della città»

di Fabio Calamati
 «Fabbrica chiave per l’identità della città»

Andrea Ottanelli: “La visita del presidente del Consiglio è importante perché riconosce una eccellenza”

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PISTOIA. La visita di Matteo Renzi allo stabilimento ferroviario Hitachi Rail Italy (Hri) è importante: si tratta del riconoscimento di una eccellenza che Pistoia possiede e che è stata determinante per la storia e l’identità della città. E che può esserlo ancora in futuro, soprattutto se Pistoia saprà fare squadra accanto alla sua fabbrica più importante.

A pensarla così è Andrea Ottanelli, pistoiese, dottore di ricerca in storia economica e autore di numerose pubblicazioni sulla fabbrica che nacque come San Giorgio, divenne Officine meccaniche ferroviarie pistoiesi dopo la guerra, poi Breda Costruzioni ferroviarie, poi AnsaldoBreda dal 2001 e ora, finalmente, Hitachi Rail Italy.

Non è paradossale che questo riconoscimento alla città arrivi proprio dal presidente del consiglio sotto il cui governo AnsaldoBreda è passata da mani italiane (Finmeccanica) a straniere?

A vendere AnsaldoBreda è stata Finmeccanica, non Renzi. E Finmeccanica l’ha ceduta a quello che in quel momento presentava l’offerta migliore in termini di tutela di posti di lavoro e prospettive per il futuro, ovviamente tutte da verificare. Vorrei comunque sottolineare che con la cessione a Hitachi si conclude un cammino circolare: nel 1905, infatti, a Pistoia la fabbrica nacque per volere di un’azienda privata, la San Giorgio di Genova. Poi l’azienda è passata attraverso l’Iri, l’Efim, poi di nuovo l’Iri: insomma, tutte le espressioni del capitalismo industriale pubblico che l’Italia ha conosciuto, prima di tornare di nuovo privata.

È stata un’occasione perduta per l’industria italiana? E ci si può fidare di queso colosso giapponese?

Dentro Finmeccanica AnsaldoBreda viveva una situazione di sofferenza, anche perché la holding aveva deciso di focalizzarsi su altri settori, come la difesa. Quanto al fidarsi, è chiaro che la città deve seguire con attenzione come si muove Hitachi. Ma la storia della Pignone, poi Nuovo Pignone, ci dice che dopo un momento di comprensibile incertezza, l’acquisto da parte di General Electric ha portato sviluppo, nuovi mercati, lavoro.

Si dice sempre che la Breda sia stata fabbrica di treni ma anche di uomini, anche fabbrica della città. Lei che ha studiato gli archivi dell’azienda, è in condizione di giudicare se si tratta o no di un luogo comune.

Bisognerebbe chiedersi cosa sarebbe stata Pistoia senza la Breda. Nell’archivio ci sono le schede di 4-5.000 persone che ci hanno lavorato, e lì si può leggere lo sviluppo della città attraverso le persone che vennero assunte. Fabbrica di uomini, sì: ci si entrava da giovanissimi e ci si formava all’interno della fabbrica, come coscienza sindacale, coscienza civica, professionalità. Quello che di moderno c’è stato nella maturazione della città in larga parte è effetto della presenza della San Giorgio-Breda. È stata un luogo di formazione di élite, di classi dirigenti, dai sindaci ai parlamentari, sia Dc che Pci. Insomma, ha dato un contributo decisivo a sprovincializzare Pistoia.

Un processo compiuto una volta per tutte?

Una cosa c’è da recuperare e costruire su basi nuove: il rapporto tra Hitachi e la città. Ci sono occasioni importanti, penso al Museo dei rotabili storici per il cui allestimento ho un incarico dalla precedente amministrazione comunale insieme all’architetto Giovannelli. Io questo Museo lo vedo anche come una vetrina della modernità: l’ultimo treno fabbricato da Hitachi deve potersi vedere anche lì. E per questo occorre il contributo fondamentale dell’azienda.

Ora che la fabbrica di via Ciliegiole è entrata a far parte di un colosso industriale mondiale, non c’è pericolo invece che la localizzazione a Pistoia possa essere messa in discussione? Cosa ha di particolare questo territorio?

Non far succedere questo dipende dai pistoiesi che ci lavorano, da chi amministra e dalla città in generale. Prima di tutto, la professionalità vale e non dappertutto si trovano capacità come quelle che sono qui. Ma è certo che Pistoia debba fare squadra, in modo che Hitachi abbia la percezione – e a quanto mi risulta ha già cominciato ad averla – che intorno a questa fabbrica c’è una grande solidarietà, per far capire che vogliamo che Hitachi resti a Pistoia. In questo quadro la visita del presidente del consiglio Renzi è importante perché è il riconoscimento a Pistoia di una eccellenza che esiste su questo territorio.

Una eccellenza, sì: perché negli anni Settanta a Pistoia nascevano le metropolitane per le grandi città degli Stati Uniti e se siamo stati capaci di fare questo, non dobbiamo avere paura di evolvere ancora dopo l’Etr 1000 (il nuovo treno ad alta velocità la cui fabbricazione si sta concludendo nello stabilimento di Pistoia, ndr). C’è ad esempio tutta la sfida dei treni regionali da affrontare. Ma dobbiamo avere fiducia, perché il futuro viaggia sulle rotaie.

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