Il presidio
Donazione Usa per il cooperante ucciso
Pistoia, Vito Lo Porto, padre di Giovanni, morto in un raid americano in Pakistan nel 2015: voglio comunque sapere la verità
PISTOIA. «Nessuno ce lo riporterà indietro, e continuiamo a chiedere la verità». Vito Lo Porto vive a Pistoia da quasi vent’anni, insieme ad un altro dei suoi figli, Daniele. Qui, nel gennaio 2015 ha saputo che il figlio Giovanni, 38 anni, era stato ucciso da un drone Usa durante un’operazione antiterrorismo contro una base di Al Qaeda al confine tra Pakistan e Afghanistan.
Giovanni, una laurea, un master a Londra e una grande passione per il suo lavoro di cooperante, era stato sequestrato in Pakistan nel gennaio del 2012 insieme a un collega americano a Qasim Bela, provincia del Punjab. Lavorava con l’organizzazione non governativa tedesca Welt HungerHilfe (Aiuto alla fame nel mondo), per la ricostruzione di quell’area, messa in ginocchio dalle inondazioni del 2011.
Il governo americano aveva ammesso l’errore. Era stato lo stesso presidente Barack Obama, capo delle forze armate, a riconoscere che ad uccidere il cooperante italiano e il compatriota Warren Weinstein, di 73 anni, era stato un drone americano. Nel luglio di quest’anno, ma la notizia è emersa solo pochi giorni fa in seguito a un articolo di Repubblica, gli Usa hanno donato un milione e 185mila euro alla famiglia Lo Porto.
Una transazione che ha visto seduti al tavolo di un notaio romano, l’8 luglio scorso, il direttore del centro di management finanziario dell’ambasciata Usa e i legali dello studio internazionale Saccucci Fares & Partners di Roma, che assistono la famiglia Lo Porto. Il pagamento si avvicinerebbe al milione e 200.000 euro (il fratello minore di Giovanni, Daniele, avrebbe confermato a Repubblica la cifra di un milione e 185.000 euro), somma sulla quale la famiglia Lo Porto dovrà pagare le tasse. Sì, perché non si tratta di un risarcimento, ma di una donazione: una concessione a titolo “ex gratia” (“di favore”). In altri termini gli Usa non si assumono alcuna responsabilità giuridica per la morte del giovane cooperante siciliano, anche se la famiglia insiste nel chiedere la verità dei fatti. Lo hanno ribadito i loro legali al rappresentante americano in sede di contratto.
Lo ribadisce a noi Vito Lo Porto, volontario della Misericordia, che da molti anni ha scelto Pistoia come città in cui vivere: «È la prima volta che il governo americano elargisce pubblicamente un’offerta alla famiglia di una persona uccise durante i loro raid». Vero, dall’inizio della “guerra dei droni” l’amministrazione Obama non aveva mai ammesso risarcimenti ufficiali a favore di parenti delle vittime. In Yemen si sono verificati tre o quattro casi in cui sono stati offerti pacchi di dollari, che sembravano provenire dagli Usa, ma quando le famiglie hanno cercato di accertarne l’origine si sono trovate di fronte a un rifiuto.
L’ambasciata americana ha confermato la donazione verso i Lo Porto, senza specificare la cifra, affermando che si tratta di una “questione privata”. Non c’è assunzione di responsabilità giuridica da parte degli americani per la morte del cooperante siciliano. Vito Lo Porto porta avanti la sua battaglia: «Trovo che quest’offerta sia giusta, anche se niente e nessuno mi riporterà indietro mio figlio. Noi andremo avanti per sapere la verità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
