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Rapinano un’anziana davanti al cancello di casa
Carabinieri alla ricerca di due giovani donne. Felicina Foschini: «Una era in auto e l’altra mi ha strappato la collana appena mi sono avvicinata. Che delinquenti»
PISTOIA. «Ha suonato il campanello e sono uscita. Mi sono avvicinata al cancello e lei mi ha messo una mano intorno al collo. Ha tirato, mi ha strappato la collana».
«La mia bella collana d’oro», aggiunge Felicina Foschini poggiando le mani all’altezza del collo e serrando le labbra. È triste, è arrabbiata. Nel tirarle via la collana, per fortuna, la ladra non le ha provocato lesioni e non l’ha fatta cadere. Ha gridato, una vicina l’ha sentita e le ha chiesto cos’era successo. Nella palazzina a quattro piani di via Don Bosco si è fermata, dopo pochi minuti, una gazzella dei carabinieri, a cui si sono aggiunti i colleghi delle Volanti dalla vicina questura di via Macallé.
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È tutt’altro che una zona disabitata, quella della rapina all’anziana, che per come si è svolta rappresenta “un’evoluzione” nelle modalità di aggressione agli anziani. A Montecatini, la scorsa settimana due sorelle di 17 e 25 anni, di origine slava, sono state denunciate per rapina. Mentre una tentava un approccio con l’anziano, l’altra gli aveva sfilato la catenina dal collo. Era successo in pineta, ed episodi simili erano avvenuti ad aprile e a luglio.
In via Don Bosco la giovane donna che ha suonato il campanello di casa Foschini/Bisogni ha richiamato con una scusa l’attenzione della signora Felicina (88 anni ben portati) e appena lei si è trovata a pochi centimetri dal cancello ha allungato un braccio e le ha strappato la collana. Nessuna scusa, nessun tentativo di entrare nell’abitazione. Eppure Felicina abita al pianterreno di una palazzina a quattro piani, con altre case accanto e la Fondazione Maic proprio di fronte (difatti un impiegato dell’ex Aias sembra aver assistito alla scena ed è stato sentito dalle forze dell’ordine). Una rapina “secca”. Appena la donna è stata a portata di mano ecco il gesto repentino, e poi la fuga. «Erano in due - racconta Felicina Foschini - Una ha suonato il campanello, e l’altra aspettava in un’auto (indica con il braccio a una distanza di una decina di metri dall’altro lato della strada, ndr)».
«Forse la nonna pensava che fossi io», dice la giovane nipote, corsa a casa appena ha saputo la notizia. La sorregge, l’aiuta a rientrare in casa. Spiega che Felicina era sola in quel momento, che erano tutti usciti. Un particolare di cui le due rapinatrici erano a conoscenza. Tutto fa pensare a un colpo preceduto da appostamenti, da uno studio della situazione in attesa del momento giusto. Da capire se messo in atto dalle solite persone di Montecatini o da altre. Resta l’amarezza in Felicina Foschini: «A lei (dice riferendosi alla rapinatrice, ndr) è andata bene. A me male, perché poi ho tanti anni, mi sono agitata. Sto male. Sono dei disonesti - dice agitando un braccio - C’è troppa delinquenza in giro, troppa, troppa, troppa», e scuote la testa, tornando in casa. Passa da via Don Bosco una vicina che sta tornando a casa. Si sofferma: «Non possiamo stare tranquilli neanche in casa nostra, cosa dobbiamo fare?».
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