Il Tirreno

Pistoia

Coltivazione di marijuana, patteggia uno degli eremiti

Pasquale Petrella
Piante di marijuana (Foto d'archivio)
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Piante di marijuana (Foto d'archivio)

Ha dichiarato di usare la canapa indiana per curare un sessantaduenne affetto dal morbo di Parkinson ma ha preferito patteggiare anzichè provarlo nel dibattimento. L'ex manager laureato alla Bocconi ha invece chiesto ed ottenuto il rito abbreviato e un nuovo rinvio per presentare dei testi per la sua innocenza

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SAMBUCA PISTOIESE. Dieci mesi e venti giorni di reclusione col beneficio della sospensione condizionale. E’ questa la pena patteggiata da Andrea Favoccia, 45 anni, accusato di coltivazione illegale di canapa indiana sui monti di Sambuca Pistoiese dove vive come eremita da circa venti anni. Il giudice Emanuela Maria Francini ha invece accettato la richiesta di rinvio del processo presentata dall’avvocato Gian Felice Corsini, per Marco, l’ex manager della Yamaha di 42 anni e laureato alla Bocconi, a sua volta imputato con la stessa accusa, che ha chiesto il rito abbreviato previa audizione di due testimoni e dopo aver presentato già in questa udienza una memoria difensiva con mappe catastali del territorio e della sua proprietà relativamente al luogo dove è stata trovata la seconda piantagione di canapa indiana, quella che i carabinieri gli avrebbero attribuito. All aricheisto di rinvio non si è opposto il pubblico ministero Luciano Padula.

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I fatti risalgono al 24 agosto scorso quando i carabinieri della stazione di Sambuca Pistoiese insieme a personale della Guardia Forestale, dopo aver scoperto il mese prima un paio di coltivazioni di canapa indiana nei boschi della zona, avevano fatto un appostamento e riuscirono a bloccare Favoccia all’interno della prima coltivazione che era ben recintata per evitare che i cervi la distruggessero, a poche centinaia di metri bloccarono Marco che, secondo gli investigatori stava recandosi proprio nella seconda coltivazione, a sua volta protetta e nascosta fra gli alberi. Ma proprio il fatto che il quarantaduenne non sia stato trovato all’interno della coltivazione, così come il suo amico eremita, rende la sua posizione diversa.

“Il mio assistito nega che quella piantagione gli appartenga – dice l’avvocato Gian Felice Corsini - Abbiamo già prodotto una memoria difensiva con le mappe catastali del territorio per dimostrare che la proprietà del mio assistito è distante da quella piantagione e che nella zona ci sono altre case abitate. Non è stato quindi provato che fosse effettivamente lui il responsabile di quella piantagione. E lui lo nega con forza. Credo quindi che ”. “Diverso il discorso per l’altro mio cliente, Andrea Favoccia, che sono convinto che se avesse seguito il mio consiglio sarebbe stato assolto, invece, stressato da questa situazione non ne poteva più ed ha deciso di patteggiare – continua l’avvocato Corsini – Favoccia ha ammesso di coltivare la marijuana ma solo per un uso terapeutico. Infatti curava un sessantaduenne affetto dal morbo di Parkinson che vive come lui da eremita nei boschi dell’Appennino Tosco-Emiliano”.

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