Migranti al lavoro per ripulire gli argini di Brana e Ombrone
Progetto della Regione con il Consorzio di bonifica Bonechi (Misericordie): non lasciamo sole queste persone
PISTOIA. Sono nove ragazzi tra i 18 e i 28 anni, ospiti della Federazione delle Misericordie della Toscana. Vengono da Mali, Nigeria, Costa d'Avorio, Senegal e Gambia e sognano di lavorare qui, in Italia.
Ieri mattina hanno iniziato la prima giornata di attività volontaria per ripulire le sponde della Brana dai rifiuti abusivi gettati dai cittadini incivili, poi si sposteranno sull'Ombrone. Vivono tutti tra Sarripoli e Pavana attraverso lo Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
Il progetto di pulizia iniziato ieri nasce da una sinergia tra Regione Toscana e Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno ed è frutto di convenzioni con l'agenzia formativa Chiantiform e i gestori dell'accoglienza Aics-Aig per Firenze e la Federazione delle Misericordie della Toscana per Pistoia.
Dopo un corso di formazione sulla differenziazione dei rifiuti e sulla sicurezza nel lavoro tramite l'agenzia Chiantiform, i ragazzi hanno ricevuto proprio ieri mattina, prima di iniziare la ripulitura, un attestato dal sindaco Samuele Bertinelli.
Provvisti di sacchi, guanti e dispositivi di protezione individuale necessari forniti dal Consorzio di bonifica, i ragazzi hanno iniziato a ripulire gli argini del torrente Brana, in via dei Macelli, secondo le regole della differenziata e grazie alla disponibilità del gestore Publiambiente Spa.
«Questo progetto è una risposta alla richiesta della Regione in primis, ma è anche una risposta utile per noi che ci consente di operare in un campo in cui ci sono piccoli e medi rifiuti spesso lasciati dall'incuria dei cittadini, soprattutto intorno ai corsi d'acqua - spiega Marco Bottino, presidente Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno - si tratta di uno scambio equo per cui, a fronte del loro lavoro volontario, noi abbiamo messo a disposizione una formazione certificata sui temi della prevenzione dai rischi, della sicurezza sul lavoro, del primo soccorso e della gestione dei rifiuti, con un attestato che potrebbe essere spendibile per il futuro e che consente loro di crearsi una professionalità».
E loro quel futuro lo cercano disperatamente, come ogni altro ragazzo della loro età. Abdoulie, per esempio, ha 24 e viene dal Gambia, dove ha i genitori, tre fratelli e due sorelle, con i quali ha contatti solo due volte al mese. Al suo paese, in Africa, faceva l'imbianchino ed il panettiere. È qui da soli nove mesi, ma parla discretamente la nostra lingua.
«Sono contento di essere in Italia, le persone qui sono buone e gentili -racconta- sono venuto per cercare lavoro. Mi piace questo progetto, almeno faccio qualcosa e non mi annoio».
«L'iniziativa è un modo per allargare il concetto di cittadinanza attiva con interventi di pubblica utilità - il commento del sindaco Bertinelli- importante è far diventare l'accoglienza integrazione».
«È necessario lasciare a questi ragazzi qualcosa di spendibile per il loro futuro - dice Federico Bonechi, Federazione delle Misericordie della Toscana - il modello di accoglienza va migliorato: bisogna gestire queste persone, non lasciarle al loro destino. L'accoglienza non può limitarsi al solo cibo e ad un letto per dormire».
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