Italia
«Quale Blues?» gli esercenti bocciano la nuova formula
Olmi (Bottegaia): buona l’idea, spiace per il mercato etnico Raso (Santopalato): solo concerti, senza attrazioni in centro
PISTOIA. «Quale Blues?» è la risposta che danno con occhi sbarrati i ristoratori alla domanda se questo Blues targato 2016 sia piaciuto o meno. Non c'è niente da fare. L'evento più atteso dell'anno è stato bocciato dagli esercenti del centro storico. Addio alla tra giorni di assalto no stop alla città che ha caratterizzato da sempre il nostro "Luglio pistoiese".
Addio alle tende dei campeggiatori (quelle ormai da tanto), ai bonghi e tamburi per strada, alle chitarre di musicisti ambulanti e, soprattutto, addio alle famose bancarelle che si snodavano per il centro storico. Il Blues è cambiato notevolmente da diversi anni oramai e questo è un dato di fatto. Ma la formula senza bancarelle non piace proprio.
«Ma quale Blues? Purtroppo è venuto a mancare tutto il contorno del concerto in piazza -dice Stefano Olmi, Vineria n°4- mancava qualcosa che potesse attrarre al di là della musica. Oltre ai concerti, sicuramente belli e ben organizzati, la gente non aveva altri motivi per venire in città, con il risultato di un buon 30% di persone in meno rispetto all'anno scorso. In alcune serate ho notato addirittura meno gente in giro rispetto ad un normale giovedì sera con i negozi aperti. Pochi stranieri e pochissimi pistoiesi.
C'è stato più equilibrio, certo, tra concerti, presenze e affollamento tipico di questo periodo però, a mio parere, è mancato qualcosa che completasse il Festival. È stato assurdo, per esempio, togliere le bancarelle. In tanti, abituati a venire a Pistoia ogni anno, mi hanno chiesto ? Ma il Blues dov'è? C'è bisogno di una svolta: dopo il taglio netto con il passato, bisogna guardare al futuro e pensare ad un'attrattiva migliore e più completa».
Stesse riflessioni sono fatte anche da Cristian Ercolini, La Trattoria dell'Abbondanza: «Poca affluenza, sicuramente un 30% in meno di persone. Un po' più gente l'ho vista per Mika, Skunk Anansie e Whitesnake; per il resto delle serate poca attrattiva. Quattro banchetti con i panini e via. Nessuna bancarella, niente oltre al concerto in piazza. Ho percepito una delusione diffusa, diversi clienti mi hanno chiesto perché non ci fossero i banchini nelle vie del centro».
«Si è notato il grosso lavoro di organizzatori ed amministrazione comunale per fare le cose nel migliore dei modi e questo è positivo - il commento di Alessandro Olmi, La Bottegaia, unica voce un po' fuori dal coro- secondo me è buona anche la formula che “spalma” il Blues su più serate invece delle tre di fila.
Dispiace però per la mancanza del mercatino etnico, una delusione che è emersa anche dalla clientela. In generale ho notato meno stranieri, anche fuori dai giorni del Blues, ma questo penso sia un problema generalizzato, forse per la non rosea situazione polito-economica che è palese ovunque».
«Un pessimo Blues -dice Simone Ferri, Lo Storno- a questo punto potrebbero anche toglierlo. Il Blues era le bancarelle lungo le vie del centro, così non ha avuto senso. Un po' più di movimento giovedì sera con la Notte rossa e qualche band che suonava per strada. Per il resto, poco o niente. Ma poi, perché farlo finire di sabato sera?».
«Ma quale Blues? -dice anche Fabio Raso, Il Santopalato- poca gente rispetto agli anni passati. Solo concerti, senza un vero contorno attrattivo».
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