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Il professore: chat intime sì, ma mai allungato le mani su quella studentessa
Si difende l’insegnante accusato di aver palpato il sedere in classe a una ragazza «Il rapporto con lei mi aveva coinvolto e ho sbagliato, ma non c’erano fini sessuali»
PISTOIA. Lui era il professore disinvolto, quello che nonostante i suoi 54 anni, chiamava i ragazzi con i loro soprannomi e, se c’era bisogno, era pronto a metter loro una mano sulla spalla. Lui era il professore che con diversi alunni chattava su Facebook, a volte di cose di scuola e altre volte del più e del meno. In undici anni di insegnamento in quell’istituto mai avuto alcun problema, tranne un brutto rapporto con il vicepreside.
Anche con quella ragazza dai capelli neri le cose erano cominciate con leggerezza, nel novembre del 2011. Ma in poco tempo cambiarono. E di molto, se due mesi dopo il prof le scriveva apertamente via chat “Mi piacerebbe fare l’amore con te, ma non penso che sarà mai possibile”.
Ma il prof amicone e disinvolto non è accusato tanto di aver scritto queste frasi, ma di violenza sessuale vera e propria: perché qualche giorno prima, il 14 dicembre, lui avrebbe palpeggiato il sedere della ragazza, che si era avvicinata alla cattedra durante un compito in classe per chiedere chiarimenti. Il tutto di fronte alla classe.
Ieri mattina, durante la nuova udienza del processo che lo vede come imputato, l’insegnante ha ripercorso tutta la vicenda svoltasi quell’inverno. Ha ammesso che il rapporto con quella ragazza lo aveva «preso», che non avrebbe dovuto «entrare in quel vortice», ma ha negato risolutamente di aver mai allungato le mani su di lei. «Non ho mai fatto cose di questo genere» ha risposto più volte al pm Giuseppe Grieco. Parole accolte dalla ragazza con diversi scuotimenti del capo, come a negare la verità della negazione del suo ex prof.
«Il rapporto con lei – ha ripetuto più volte il docente – ammetto che mi aveva coinvolto, per lei avevo una affezione, ma non finalizzata a fare sesso. Certo, leggendo quelle frasi è questo quello che emerge, ma quello non era il mio obiettivo».
Ma allora perché – ha chiesto il pm – altri due compagni della ragazza firmarono la lettera del 15 febbraio 2012 in cui si denunciava l’episodio del palpeggiamento in classe? «Probabilmente non si sono resi conto neanche loro delle reali conseguenze del loro gesto – la risposta – forse volevano solo liberarsi di me per qualche tempo». E perché avrebbero voluto farlo? «Forse perché erano amici della ragazza e hanno creduto a lei, forse perché erano quelli che in classe andavano peggio, come rendimento».
Fatto sta che a marzo la vicenda esplose pubblicamente e il professore ricevette in aula la visita dei carabinieri, che sequestrarono anche i suoi computer. La denuncia nei suoi confronti aveva infatti partorito una indagine per violenza sessuale. Subito dopo lui si mise in malattia e successivamente chiese e ottenne il trasferimento in un’altra scuola della provincia, dalla quale adesso è sospeso in via cautelare.
L’esame del docente è stato il momento più importante dell’udienza di ieri. Il prof ha risposto anche alle domande dei difensori Leonardo Zilletti e Giada Maggini, mentre Elisabetta Vinattieri, che rappresenta la ragazza (parte civile) ha preferito non fare nessuna domanda.
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