Il presidio
Sale su un ponteggio e minaccia di uccidersi
Ore di apprensione in piazza Garibaldi per un cinquantenne sconvolto perché le figlie hanno chiesto e ottenuto di andare in una struttura protetta
PISTOIA. Si è arrampicato sulle scalette dell’impalcatura che avvolge il palazzo della Banca Toscana, in piazza Garibaldi, che è in via di ristrutturazione, e ha cominciato a minacciare di lanciarsi nel vuoto. L’allarme è scattato nel primo pomeriggio quando l’uomo, un pistoiese di 49 anni - non riveliamo l'identità perché nella vicenda sono direttamente coinvolte anche le due figlie - ha iniziato a “dondolarsi” pericolosamente, più e più volte, dai pali del ponteggio. A un’altezza di quasi 25 metri, scalzo, sotto un sole cocente, ha poi gettato la maglietta di sotto, continuando a gridare di volersi buttare. Alla base del gesto estremo, la richiesta di riprendersi le figlie, che giovedì scorso, dietro loro espressa richiesta, sono state portate in una residenza protetta. La causa, i difficili rapporti e i continui litigi fra l’uomo e una delle due figlie, accusata di frequentare un ragazzo non gradito dal padre. E sarebbe stata proprio la ragazza giovedì scorso a chiamare il Telefono Rosa e chiedere protezione per andare via di cssa.
Non appena l’uomo è arrivato in cima al ponteggio ed ha iniziato ad urlare, è stato immediato l’arrivo sul posto delle forze dell’ordine per cercare di farlo desistere e per cercare i motivi di quel gesto. Schierati sotto al palazzo della banca, polizia, polizia municipale – che ha provveduto a interrompere il traffico lungo corso Silvano Fedi, in modo da agevolare le operazioni di soccorso – vigili del fuoco, un’automedica e un'ambulanza della Misericordia. I vigili del fuoco hanno anche posizionato il tappeto per attutire un’eventuale caduta dell’uomo.
Dalla strada, le continue grida della moglie che lo implorava di scendere e le lunghe telefonate intercorse fra l’uomo e Paolo Cutolo, capo di gabinetto della Questura di Pistoia e Andrea Carobbi Corso, poliziotto della sezione reati contro la persona e i minori. Dopo quasi due ore di trattative telefoniche, il padre si è calmato. A quel punto, intorno alle 15,45, è stato deciso di procedere al suo recupero. Il vice questore Cutolo e un vigile del fuoco sono saliti fino al tetto dell’edificio, a bordo del cestello montato sull'autogrù dei pompieri, e lo hanno riportato a terra. L’uomo poi, visibilmente disidratato e sconvolto, è stato portato all’ospedale pe r un controllo generale sulle sue condizioni di salute visto che è rimasto diverse ore sotto il sole cocente nella fascia della giornata più calda.
Alla base del folle gesto – come detto – la volontà di riportare a casa le due figlie che, giovedì scorso, dopo aver autonomamente chiamato il Telefono Rosa, invocando l’intervento dei servizi sociali, hanno chiesto di essere allontanate dalla famiglia. Così le due ragazze sono state portate in una struttura protetta. Ad avvertire i genitori sono stati poi gli uomini della questura.
Non è però la prima volta che accade una cosa del genere. E a raccontarlo a Il Tirreno, ieri mattina prima del gesto dell’uomo, sono stati proprio i due coniugi che sono arrivati in redazione a raccontare la loro versione dei fatti. Nel 2007, anno del primo allontanamento da casa, le due bambine furono sottratte alla coppia per nove mesi perché l’uomo maltrattava la moglie. «Adesso sono cambiato – racconta l’uomo – e mia moglie lo può testimoniare. Non la picchio più e i contrasti con mia figlia sono solo legati al fatto che sono troppo protettivo e non mi piace il ragazzo che sta frequentando. Comunque noi vogliamo sapere dove sono e siamo convinti che la minore non c’entra nulla e sono sicuro che vuole tornare con noi. Ecco noi vogliamo che almeno la piccola torni a casa. Vogliamo sapere dove sono e poterle vedere».
La famiglia è seguita da molti anni dai servizi sociali, e in passato è stata spesso aiutata anche a livello economico. «Da quando mia moglie ha avuto il lavoro come collaboratrice scolastica riusciamo a farcela da soli. Siamo autosufficienti – continua l’uomo – Io? Sono disoccupato e in cerca di una occupazione».
La lunga chiacchierata in redazione e la rassicurazione che sarebbe stato scritto un articolo sulla vicenda non ha evidentemente soddisfatto a pieno la coppia che poco dopo è stata segnalata in piazza Garibaldi con tutto quello che ne è seguito.
Adesso spetterà ai servizi sociali cercare di riportare un pò d’ordine in questa famiglia e, forse, dovranno essere proprio le figlie a cercare tramite un dialogo chiarificatore con i loro genitori, per stabilire se hanno voglia o meno di tornare a casa. E nel caso non lo volessero, di convincere i genitori che si tratta di una decisione ponderata e ormai definitiva. E chissà se basterà.
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