Il Tirreno

Pistoia

Hitachi, dopo 15 anni finalmente i conti tornano in attivo

di Fabio Calamati
Hitachi, dopo 15 anni finalmente i conti tornano in attivo

Il bilancio 2015 ha chiuso con un risultato positivo di 2,1 milioni. E con la commessa treni regionali il portafoglio ordini è gonfio

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PISTOIA. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. L’ultimo verso dell’Inferno di Dante sarà di certo venuto in mente a qualcuno, in via Ciliegiole, alla notizia della chiusura, finalmente in attivo, del bilancio 2015 dell’ex AnsaldoBreda. Erano quindici anni che il gruppo ferroviario – ora in mano alla multinazionale nipponica Hitachi – non riusciva a produrre utili, per cui l’evento – anticipato a inizio giugno dal vertice di Hitachi Rail Europe ma confermato venerdì 8 luglio dal Sole 24 Ore – può ben dirsi storico.

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In particolare, secondo le cifre fornite dal quotidiano economico, il bilancio 2015 è stato chiuso con un attivo di 2,1 milioni di euro. Non solo: sono positivi anche i dati provvisori del 2016, che parlano di un giro di affari che si attesta sui 406 milioni, in linea con l’obiettivo di quota 800 alla fine dell’anno. L’Ebit, un indicatore dell’ammontare degli utili, è anch’esso finalmente positivo, anche se di poco: appena lo 0,5%. Ma l’importante è dare il segno della svolta e riuscire a raggiungere entro un paio di anni i livelli correnti nel settore ferroviario internazionale, che si aggirano sul 4.5%.

Ma più ancora dei numeri, a dare il segno che in via Ciliegiole e negli altri stabilimenti del gruppo (Napoli e Reggio Calabria) il vento sia proprio cambiato, stanno gli ottimi risultati conseguiti in termini di puntualità nelle consegne e qualità dei prodotti per quanto riguarda la commessa più importante di questa fase della vita di Hitachi Rail Italy, vale a dire il nuovo treno ad alta velocità Frecciarossa 1000, realizzato per Trenitalia. L’epoca delle polemiche con i clienti e delle penalità per le consegne ritardate sembrano proprio dietro le spalle.

E oltretutto il portafoglio ordini è ricco: se la commessa dei nuovi Frecciarossa ha svoltato la boa di metà corsa e si avvia al traguardo di fine anno, sono arrivati gli ordini per i 29 treni AT300 destinati alle ferrovie inglesi, 500 milioni complessivi di valore. Ma soprattutto, Hitachi Rail Italy ha conquistato la fetta più ricca della maxi-agara da 4,5 miliardi di euro indetta da Trenitalia per i treni regionali, accaparrandosi l’ordine da 300 convogli ad alta capacità, 2,6 miliardi in tutto.

Con tutto questo lavoro da fare, è naturale pensare anche ad assunzioni: l’amministratore delegato Maurizio Manfellotto ha confermato nei giorni scorsi la possibilità che i cancelli di via Ciliegiole si aprano per nuove reclute, sopratutto tra i quadri tecnici dell’azienda.

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Insomma, il 2016 sta gonfiando le vele dell’ex AnsaldoBreda. Tutto merito dell’arrivo dei giapponesi di Hitachi? Certo, il matrimonio lungamente preparato dall’allora ammi nistratore delegato di Finmeccanica Mauro Moretti si sta dimostrando un successo (vedi anche l’articolo qui accanto). Ma va detto che i numeri erano in netto miglioramento già quando l’azienda si chiamava ancora AnsaldoBreda. A sancire che il punto più basso della crisi era definitivamente alle spalle era stata probabilmente la relazione del responsabile operativo dell’azienda, ingegner Giuseppe Marino, nell’incontro con i sindacati del febbraio 2015 a Roma. Una relazione in cui si mettevano in fila, a suon di cifre, i miglioramenti ottenuti dall’azienda ferroviaria in termini di efficienza, tempi di lavorazione e capacità produttive.

Non a caso, al termine di quella riunione l’azienda riconobbe un consistente premio di produzione per i dipendenti. Proprio l’effcienza produttiva, infatti, era considerata, negli anni passati, il vero tallone d’Achille del gruppo, tale da condizionarne negativamente lo svolgimento di qualunque commessa. Di qui i costi crescenti, le penali e i conti finali in rosso che per 15 anni hanno perseguitato AnsaldoBreda.

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