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Pistoia

Orchestra sociale, comincia l’avventura

Orchestra sociale, comincia l’avventura

Martedì 31 maggio a Pistoia il debutto della formazione composta da 30 ragazzi che frequentano i centri sociali del Comune

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PISTOIA. La musica come riscatto sociale. La musica come condivisione, sostegno psicologico e conoscenza dell'altro. È nato per questo il laboratorio Orchestra Sociale, ideato e voluto da Massimo Caselli, direttore artistico della Fondazione pistoiese Promusica e della scuola Mabellini, gestita dall'Associazione teatrale pistoiese. Un progetto che ha visto la luce per creare un'orchestra giovanile composta da 30 ragazzi di quarta, quinta e prima media, ragazzi che frequentano i centri socio-educativi del Comune Arcobaleno, Camposampiero e Airone.

Il laboratorio Orchestra Sociale si esibirà per la prima volta dinanzi alla città martedì 31 maggio, nella chiesa di San Francesco alle 18,30. Sarà unafesta musicale collettiva, che vedrà protagonisti anche il Coro Voci Danzanti (38 ragazzi) e il Vivaio Orchestrale della scuola Mabellini.

«L'idea è nata da me proprio qualche anno fa prendendo ad esempio la grande esperienza del Sistema Musica messa a punto quarant'anni fa in Venezuela da José Antonio Abreu e fatta conoscere in Italia dal maestro Claudio Abbado - racconta Massimo Caselli, direttore artistico - l'ho proposta alla Fondazione Promusica e, dopo un periodo di gestazione di qualche anno, finalmente abbiamo iniziato a dare vita al progetto».

Da febbraio a maggio tutti i ragazzi coinvolti hanno avuto la possibilità di seguire, nei vari centri socio-educativi, lezioni settimanali gratuite, individuali e collettive, con docenti selezionati dalla Mabellini (Vittorio Caselli, Teresa Dereviziis, Ernesto Biagi, Simone Centauro, Alessio Donnini, in stretta relazione con gli educatori dei centri. La sede della Fabbrica delle Emozioni ha invece ospitato la prova collettiva dell'orchestra, una volta al mese. «È stata un'esperienza meravigliosa, emozionante - continua Massimo Caselli - ogni centro educativo ha fornito 10 ragazzi e la Fondazione Promusica ha finanziato i costi di docenti e strumenti, parte dei quali è rimasta nei centri: una trentina quelli ad arco, 4 a fiato. L'impatto emotivo è stato sorprendente: per la prima volta non sono stati i ragazzi a cercare noi musicisti, ma siamo stati noi ad andare da loro, in un cambio di prospettiva che ha ribaltato il normale rapporto didattico. I ragazzi acquistano stima di se stessi e di chi sta loro accanto».

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