No a nuove aree, è allarme tra i vivaisti
La Cia: il divieto riguarda anche le molte zone della Piana comprese tra aziende già esistenti? Mati (Distretto) preoccupato
Il no del Comune alla estensione delle aree vocate a vivaio è anche un no alle aree della Piana già oggi ricomprese tra i vivai esistenti? Lo chiede la Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Pistoia per voce del presidente Sandro Orlandini dopo lo stop pronunciato dal Comune nei giorni scorsi.
Un no è confluito nelle osservazioni inviate alla Provincia per la revisione del Piano territoriale di coordinamento, insieme all’annuncio di nuovi controlli sull’uso dei fitofarmaci. Intervento che ha innescato il dibattito politico, specie nel Pd (articolo a lato), mentre il mondo del vivaismo guarda con preoccupazione alla presa di posizione della giunta Bertinelli.
Francesco Mati, presidente del Distretto vivaistico, parla della necessità «di “riallineare” la comunicazione, dando ascolto a chi ha studi e formazione per discutere di vivaismo». Il settore non accetta «di essere messo alla gogna». «Se ci sono pressioni da parte di gruppi di cittadini - sostiene Mati - il sindaco non può stigmatizzare un intero comparto senza prove scientifiche, sennò diventa delazione». Mati parla di «controlli pressanti e continui da parte dei vari soggetti preposti, che ad oggi hanno portato a una sola sanzione, ma che rendono molto complicato lavorare». «Sulla stampa - conclude Mati - la comunicazione deve essere fatta con un minimo di attenzione. Sono sicuro che si è trattato di un errore di comunicazione. Se c'è un problema relativo al vivaismo se ne deve parlare nelle sedi opportune e senza comunicazioni sensazionalistiche che possono recare danno al settore».
La Cia chiede chiarimenti urgenti: «Occhio - afferma Orlandini - a non scivolare nell’anti vivaismo sull’onda di contese politiche. Finiremo per demonizzare i vivai della Piana e chiedere a gran voce più fabbriche per tutti? Anche perché in quel comunicato fa capolino un’apparente contraddizione: il no all’estensione delle aree vocate è semplicemente un no all’ampliamento del loro perimetro a tutela di aree collinari già molto fragili (com’è scritto in un punto) o un no generalizzato a ogni superficie dovunque collocata (come fanno credere altre frasi)?».
La Cia chiede delucidazioni su quel punto, riservandosi di ritornare su tutte le questioni in esso toccate con altri documenti. Non si tratta di un disputa terminologica accademica - precisa Orlandini - perché esistono nelle frazioni pistoiesi di Chiesina Montalese, Nespolo e Case Soldi aree di fatto già collocate tra i vivai e per lo più di proprietà dei vivaisti che sono penalizzate da un Regolamento urbanistico miope. Questo provoca molte difficoltà ai vivaisti che si trovano a operare lì con tanti vincoli in più relativi agli annessi e all’attività».
Tiziana Gori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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