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Pistoia

Aiutò gli inglesi e la Resistenza Partigiana coraggio a 16 anni

di Alessandra Tuci
Aiutò gli inglesi e la Resistenza Partigiana coraggio a 16 anni

Marina Cappellini è scomparsa il 3 maggio scorso. Lo scrittore Sirio Balleri racconta la sua vita Di umili origini, fu arrestata nel ’44. Una statua di bronzo è stata eretta in sua memoria

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SERRAVALLE. Una donna che ha fatto la storia, la nostra storia. Con la stessa forza viscerale che forse ogni donna possiede ma che, spesso, si scontra con una storia per lo più fatta di grandi uomini, con le loro grandi imprese.

Marina Cappellini aveva genitori contadini e le sue origini erano umili. Visse la sua adolescenza negli anni bui della seconda Guerra Mondiale. È venuta a mancare lo scorso 3 maggio, all'età di 88 anni, proprio qualche giorno dopo l'anniversario della Liberazione. A raccontarci di lei e della sua storia è Sirio Balleri, 87 anni, scrittore di storia contemporanea, residente a Serravalle.

«Marina nacque in una famiglia contadina di via Fontanacci, a Casalguidi, una famiglia di grandi valori umani e istituzionali, con la quale io sono ancora in contatto attraverso i due figli di Marina e i nipoti. Dopo l'8 settembre 1943 (giorno dell'armistizio) la famiglia di Marina dette asilo a quattro soldati inglesi fuggiti dai campi di prigionia italiana. La mattina del 5 febbraio 1944 i fascisti rastrellarono quella zona e Marina fece fuggire i militari. Fu arrestata che aveva appena 16 anni e condotta alle carceri delle Murate a Firenze; successivamente venne portata a San Verdiana. Infine alle Ville Sbertoli di Pistoia».

«Dopo sei mesi - continua Balleri - il noto avvocato pistoiese Michelozzi riuscì a farla liberare, il suo onorario costò alla famiglia ben 12.000 lire. Dopo la sua liberazione, Marina fu contattata da Enzo Capecchi, un capo partigiano: voleva ricevere dalla ragazza informazioni sull'ubicazione delle prigioni per un eventuale azione bis, che poi avvenne con la liberazione di tutti gli altri detenuti rinchiusi».

Marina, racconta lo scrittore serravallino, ricordava con profonda commozione la mattina del 29 luglio 1944 quando, in un campo in prossimità della sua abitazione, fu ucciso il capo partigiano Silvano Fedi e il cugino Marcello Capecchi. Ora, dinanzi a quel campo di martirio e sangue, si erge in alto una statua di bronzo in sua memoria.

«I loro corpi - ricorda ancora Balleri - furono sepolti in fondo all'aia di Marina. Lei ricordava Silvano Fedi, ferito a morte e agonizzante, assistendo impietrita e con le lacrime agli occhi alla loro sepoltura. Fu un contadino, suo vicino di casa, a seppellirli. I tedeschi, oltre a obbligarlo a scavare per loro la fossa, lo costrinsero anche a coprire di terra i corpi, mentre le scarpe dei due giovani martiri affioravano dalla buca. Marina, colma di angoscia, poteva osservare quelle scarpe dalla porta e dalla finestra della sua casa».

«Non riusciva più a uscire di casa, paralizzata dallo spavento e dallo shock. Dopo una decina di giorni da quell'orribile giorno, i corpi di Silvano e Marcello furono dissepolti da una confraternita e portati nel cimitero di Casalguidi, dove tuttora riposano. Finalmente Marina poté di nuovo uscire di casa».

Sirio Balleri scrive di quei fatti, incontra gli studenti nelle scuole, parla di quegli anni terribili della guerra. «I giovani hanno sete di conoscere la loro storia, le loro origini - dice con una voce piena di gioia - i ragazzi sono alberi che si elevano sulle nostre radici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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