Il Tirreno

Pistoia

La fusione San Marcello-Piteglio promossa da una pioggia di “sì’”

di Sauro Romagnani

Snobbate le urne del referendum consultivo: hanno votato solo 2.539 elettori su 7.897 aventi diritto Soddisfatti i due sindaci. Festeggia anche il Comitato per la fusione a 4: «Da oggi ci sentiamo più uniti»

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SAN MARCELLO. Quando l’ipotesi di fusione fra San Marcello e Piteglio fu presentata in Comune a San Marcello, nel febbraio scorso dai consiglieri dei due enti, c’era stato un coro di sì alla fusione. Un sì motivato non solo dai vantaggi economici intravisti, ma da ragioni anche più profonde derivanti da motivi che vedono emarginate le zone più deboli, in particolare quelle montane.

E il risultato, anche se non era del tutto scontato, si è ripetuto nel referendum consultivo che si è svolto nei due comuni tra domenica e ieri. A Piteglio il 70,5% dei votanti ha detto sì, ovvero 489 voti validi, contro i 205 no. Gli elettori iscritti erano 1.718, 538 dei quali si è recato alle urne. A San Marcello invece i sì hanno raggiunto l’86,4%, ovvero 1.560 schede, contro 245 voti contrari. Qui gli elettori iscritti erano 6.179.

Sommando i voti, si ottiene quindi un 82% totale di voti favorevoli (2.049 in numero assoluto) e 18% contrari. Hanno votato 2.539 elettori su 7.897 aventi diritto, pari al 32,1%.

Il primo ad esprimersi è Luca Marmo, sindaco di Piteglio che si dimostra raggiante e felice per il risultato: «È questa una grande soddisfazione, finalmente abbiamo il conforto dei cittadini per le decisioni che abbiamo preso e che prenderemo. Desidero sottolineare che questa occasione è imperdibile per riqualificare e sviluppare un vero progetto per lo sviluppo della nostra montagna. Il percorso del progetto futuro, le tracce essenziali, già le abbiamo definite e presentate nell’incontro che tenemmo alla Dynamo Camp prima dello svolgimento di questo referendum. Ora dobbiamo lavorare per concretizzare».

«Non era un risultato scontato – riflette invece Silvia Cormio, sindaco di San Marcello – i motivi che mi fanno dire questo sono da ricercarsi nella polemica che è seguita al referendum di Abetone e Cutigliano che ha fatto sì che si creasse una qualche confusione. Un secondo motivo è che i nostri concittadini preferivano una fusione a quattro (con anche Abetone e Cutigliano, appunto, ndr) che non c’è stata. Questo spiega in parte una partecipazione referendaria non alta, anche se in linea con i referendum che si sono susseguiti in Toscana».

Cormio si dice comunque contenta dell’esito. «Perché, oltre a dissipare le incognite che c'erano, ci ripaga del lavoro fatto per ottenerlo. Ora dobbiamo lavorare sullo statuto del nuovo ente e sulla riorganizzazione interna degli uffici. Sarà un lavoro impegnativo».

Albarosa Nesti e Valerio Sichi, entrambi del comitato per la fusione a 4 hanno espresso soddisfazione perché, anche se parziale, questa nuova fusione rappresenta comunque un passo avanti: «Da oggi ci sentiamo più uniti. Ci sentiamo più cittadini della Montagna».

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