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Confindustria difende Balducci «Vendere, unica scelta possibile»

Confindustria difende Balducci «Vendere, unica scelta possibile»

PISTOIA. La notizia della vendita dello storico marchio “Balducci” ad una società di Fermo che produce scarpe in Estremo Oriente, ha suscitato una valanga di accuse, anche pesanti, nei confronti dei...

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PISTOIA. La notizia della vendita dello storico marchio “Balducci” ad una società di Fermo che produce scarpe in Estremo Oriente, ha suscitato una valanga di accuse, anche pesanti, nei confronti dei manager dell’azienda, in crisi dopo aver sospeso, a marzo, la produzione e avviato le operazioni di messa in mobilità per tutti i 45 dipendenti.

I sindacati hanno detto chiaro e tondo che si ritenevano presi in giro da un’azienda che diceva di voler trattare mentre discuteva di nascosto la cessione del marchio (questo perché si ritiene che l’accordo siglato abbia richiesto più di qualche giorno). Anche le istituzioni hanno duramente criticato la scelta, soprattuto alla vigilia di un vertice in Regione che ora non si sa bene quale sbocco potrà avere.

A spezzare una lancia in favore dell’azienda è oggi la vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Federica Landucci, delegata per la provincia di Pistoia. “In questo periodo – scrive Landucci – abbiamo osservato che la famiglia Nucci Balducci cercava mercati diversi per la produzione e per la vendita dei prodotti; ed infine l'abbiamo vista iniettare risorse personali nell'azienda, nel tentativo di attenuare la crisi che evidentemente non era più soltanto contingente. Gesti, questi ultimi soprattutto, che non fanno notizia, e vengono dati per scontati; anche se non lo sono affatto”.

La ex presidente di Assindustria Pistoia precisa di essere stata sempre “a fianco dell'azienda che ha pervicacemente valutato tutte le possibili strade da intraprendere per garantire a maestranze, fornitori, sistema creditizio la forma più indolore per fronteggiare un percorso ormai irrimediabilmente tracciato”.

La Balducci si è quindi messa, con il complesso dei suoi beni, sul mercato, che ha giudicato il marchio come l’asset più prezioso. “Dalla sua cessione, in tempi accettabili, i dipendenti, in quanto creditori privilegiati, potranno trovare ristoro alle proprie legittime pretese. Ogni altra strada, peraltro ad oggi ancora di dubbia esistenza, avrebbe richiesto tempi molto lunghi, che avrebbero sicuramente e definitivamente depauperato il complesso aziendale ed esposto i titolari ad azioni legali”.

“Comprendiamo – conclude Landucci – il rammarico dei lavoratori; meno le posizioni ed i toni usati da quanti, rivestendo ruoli istituzionali pubblici e privati, in un'area non certo immune dalla crisi, dovrebbero ben conoscere le difficoltà del mercato e la fatica di chi prova a solcarlo; e ben sapere che, nel ricordo che è anche nostro e della famiglia, di imprenditori di valore che hanno fondato le aziende, oggi fare impresa è molto ma molto più arduo di dieci, venti, cinquanta anni fa”.

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