Il Tirreno

Pistoia

Un piano per salvare il Cespevi in crisi e a rischio svendita

Francesco Albonetti
Un piano per salvare il Cespevi in crisi e a rischio svendita

Il 18 maggio incontro con la Regione organizzato dalla Cia «Dobbiamo evitare la liquidazione e interessi speculativi»

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Il Centro sperimentale per il vivaismo non deve essere messo in liquidazione, si deve evitare una svendita a gruppi estranei al settore florovivaistico e, possibilmente, deve restare sotto il controllo pubblico. Con questi auspici la Cia, Confederazione italiana agricoltori di Pistoia - ha promosso un incontro che si terrà nella stessa sede del Cespevi, in via Ciliegiole, il 18 maggio. Oltre alle associazioni agricole e vivaistiche, sono stati invitati all’incontro gli assessori regionali all’ambiente Federica Fratoni e all’agricoltura Mauro Remaschi. Un tentativo, più che una certezza di raggiungere l’obiettivo di salvare il Centro, da parte della confederazione agricoltori dopo l’appello lanciato dal presidente della Cia (che rappresenta 500 aziende del settore vivaistico ornamentale) Sandro Orlandini, ai primi di aprile. «Siamo molto preoccupati - ribadisce Orlandini che conferma tutti i timori di quell’appello - Il Cespevi è un fiore all’occhiello per Pistoia, una risorsa dalle enormi potenzialità. Non solo, è anche conosciuto a livello europeo. Basti ricordare l’investimento da 4 milioni sulla vertical-farm, rimasto al palo con la procedura di alienazione del Centro. È chiaro che il declino del Cespevi era segnato da tempo e inevitabile, con la necessità della Camera di commercio di liberarsi delle sue quote. Con un solo dipendente e un operaio che vi lavora saltuariamente la gestione è ora diventata insostenibile. Ma si tratta di 24 ettari di terreni dal grande potenziale che dobbiamo cercare di salvare e che rimanga in gestione agli operatori pistoiesi e sotto il controllo pubblico».

Ricordiamo che la Camera di commercio deteneva l’80 per cento delle quote del Cespevi, che ha dovuto cedere per la legge sulle partecipate. La prima asta, però, che partiva da una base di 3,2 milioni di euro, è andata deserta. Questo significa che al secondo tentativo si partirà da una base deprezzata. «Il deprezzamento sarà del 10 per cento - spiega Orlandini - e questo significa che la cifra passerà intorno ai 2,8 milioni. In questo modo l’investimento diventa più appetibile e interessante per gli eventuali compratori e potrebbero farsi avanti anche dall’estero. Noi dobbiamo evitare che venga acquistato da soggetti che hanno interessi diversi dal florovivaismo e intenzioni solo speculative».

Non resta molto tempo a disposizione per salvare il Cespevi, il cui consiglio di amministrazione è dimissionario, anche se l’interessamento della Regione, per ora solo sulla carta, offre qualche speranza in più. Dietro l’angolo c’è la messa in liquidazione.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani