Quella “maestrina” suicida a 23 anni per discriminazione
PISTOIA. Scrisse un breve biglietto destinato ai genitori, in cui si discolpava e si difendeva. E uno al fratello, in cui lo pregava, dopo morta, di adoperarsi per farle restituire l’onore. Poi, nel...
PISTOIA. Scrisse un breve biglietto destinato ai genitori, in cui si discolpava e si difendeva. E uno al fratello, in cui lo pregava, dopo morta, di adoperarsi per farle restituire l’onore. Poi, nel buio, camminò fino al vecchio mulino sul fiume Rimaggio, poco fuori dal paese, e saltò giù. Era il primo giugno 1886 quando, là sulle colline del Montalbano, sopra il Padule di Fucecchio, alle prime luci del giorno il suo cadavere venne scoperto sul fondo di quel canale alle porte di Porciano, nel comune di Lamporecchio.
Il suo nome era Italia Donati, maestra elementare di Cintolese, suicida a 23 anni perché schiacciata da illazioni infamanti e insopportabili in un’epoca in cui l’emancipazione di una donna attraverso lo studio e il lavoro era ancora vista, soprattutto in un paese povero e analfabeta, come una sfida da punire: “colpevole” soltanto di essere povera, istruita e bella, fu accusata, prima, di essere la concubina dell’allora sindaco di Lamporecchio (all’epoca le maestre elementari venivano assunte direttamente dai sindaci), poi di aver abortito due volte; chiese inutilmente di essere visitata per dimostrare la propria verginità, e così si uccise; e nelle sue ultime volontà chiese quell’autopsia che poi ne dimostrò l’illibatezza.
Un nome, quello di Italia Donati, che, benché a Cintolese una scuola sia a lei intitolata, a Pistoia è pressoché sconosciuto, mentre in tutto il paese è simbolo della lotta contro discriminazione di genere. A 130 anni dalla sua tragica morte, per ricordarne la figura, e ciò che il suo gesto di estrema rivolta ha significato per il cammino delle donne verso l’emancipazione, gli avvocati del Gruppo biblioteca del tribunale di Pistoia hanno organizzato per domani, nell’atrio affrescato del Palazzo di giustizia di piazza del Duomo, un incontro in cui, intervallati dalla musica del pianista Maurizio Viggiani, verranno letti alcuni brani dei libri che negli anni sono stati scritti sulla vicenda di Italia Donati.
«Non è pensabile che qui a Pistoia – spiega l’avvocato Nicola Caldarulo, referente del Gruppo biblioteca – un simile caso, che all’epoca portò alla riforma della scuola elemementare, non sia conosciuto. Vorrei che la città le dedicasse almeno una via, così come esiste via Renato Fucini, il provveditore a cui Italia Donati si rivolse inutilmente per far dimostrare con una visita medica la sua innocenza».
All’appuntamento di domani saranno presenti – con interventi e letture di brani – anche magistrati del tribunale (fra cui il presidente Fabrizio Amato), avvocati del foro di Pistoia, la consigliera per le pari opportunità della Provincia, Chiara Mazzeo, il vicesindaco Daniela Belliti e Rinaldo Vanni, presidente della Provincia, nonché sindaco di Monsummano, comune natale di Italia Donati.
Massimo Donati
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