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Pistoia

Docenti precari, altri 131 ricorsi vinti

Docenti precari, altri 131 ricorsi vinti

Il giudice riconosce il danno per la mancata immissione in ruolo. Biagini (Cisl): intanto alcuni insegnanti sono in pensione

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PISTOIA. Altri 131 ricorsi vinti dai precari della scuola. E per altri 210 è attesa la sentenza del giudice del lavoro entro l’anno. In totale sono oltre 600 i ricorsi di docenti e personale Ata in mano alle organizzazioni sindacali. Con una particolarità: «Dal 2011, anno in cui abbiamo presentato i primi, 4 insegnanti sono andati in pensione e una è purtroppo deceduta. Molti docenti sono passati di ruolo, ma hanno comunque deciso di andare avanti. Vogliono - afferma Alessandra Biagini, della Cisl scuola - il danno che gli spetta per aver lavorato con il pre ruolo».

Il 10 marzo il giudice del lavoro ha accolto il ricorso di 116 lavoratori pistoiesi della scuola (7 Ata, 109 docenti) presentato il 10 febbraio 2011 dai Cobas e patrocinato dall’avvocato Daniela Breschi del Foro di Pistoia. Nello stesso giorno ha accolto il ricorso di 15 docenti rappresentati dall’avvocato Marica Bruni per la Cgil. La reiterazione dei contratti a tempo determinato è stata dichiarata illegittima dalla Corte Europea con sentenza 26 novembre 2014 (l’ormai nota sentenza Mascolo). A Pistoia, il giudice Maria De Renzis ha riconosciuto agli ultimi 131 ricorsisti il risarcimento dei danni, pari a otto mensilità dell’ultimo stipendio percepito, e gli scatti di anzianità cui avrebbero avuto diritto se fossero stati assunti di ruolo, oltre ai relativi interessi maturati. Citando la sentenza Mascolo, il tribunale afferma come «necessaria l’adozione di misure dirette a prevenire e contrastare l’utilizzazione abusiva di contratti a termine di successione». Ma per la conversione del contratto da tempo determinato a indeterminato, il giudice spiega «che ciò non è possibile, perché nella scuola pubblica si entra tramite concorso». «Le assunzioni nella scuola - spiega Lucia Bagnoli (Flc Cgil) - avvengono per il 50% da concorso e per l’altro 50% da graduatoria. La Corte di giustizia europea ha sentenziato che i precari con più di 36 mesi di insegnamento hanno diritto all’assunzione oppure al risarcimento dei danni subìti per la mancata immissione, stabilendo che lo Stato italiano “ha fatto ricorso a contratti a tempo determinato reiterati per coprire carenze di organico” e non per sopperire a esigenze meramente transitorie». In tutto questo la Corte Costituzionale ha deciso, per il momento, di non decidere. «È stata rinviata a nuovo ruolo - ricorda Carlo Dami (Cobas) - la discussione delle cause sul precariato scolastico, ovvero se la sentenza della Corte di giustizia europea sia compatibile con la nostra Costituzione. Abbiamo preferito sollecitare al tribunale del lavoro una sentenza, per avviare, intanto, la richiesta di rimborso».

«I nostri ricorsi del 2011 - prosegue Biagini - sono andati a sentenza un anno e mezzo fa, circa 200 tra docenti e Ata. Dopo 6 mesi il Miur ha presentato appello. Abbiamo un altro pacchetto di 185 lavoratori nel 2016. C’è chi ha da avere 15.000 euro, chi 20.000... Molti sono entrati in ruolo con l’ultima infornata della legge 107, ma hanno deciso di proseguire con la causa. Alcuni, nel frattempo, sono andati in pensione da precari. Una, purtroppo, è deceduta».

«Il Ministero - aggiunge Bagnoli - sta presentando appello contro la stragrande maggioranza dei ricorsi persi. Alcuni sindacati decidono di attendere con la richiesta di rimborso. Altri, come il nostro, inoltrano tramite i propri legali la richiesta di risarcimento, facendo presente ai lavoratori che potrebbe esserci in seguito la richiesta di restituzione da parte dello Stato». Tutto sta nel capire quando, e cosa, deciderà la Corte Costituzionale.

Tiziana Gori

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