«Permettete a mio figlio di incontrarmi»
Davanti al giudice civile l’autista che lo scorso ottobre ferì con trenta coltellate l’ex compagna
PISTOIA. Prima è comparso davanti al tribunale del riesame di Firenze, per chiedere di essere messo agli arresti domiciliari in una clinica, dove, secondo il suo medico e i suoi avvocati potrebbe ricevere le necessarie cure, anche psichiatriche. Poi, sempre sotto scorta, si è presentato davanti al giudice civile di Pistoia, per far sì che suo figlio, che non vede ormai da mesi, possa ottenere il permesso di andare a trovarlo, in carcere o in qualunque altro luogo di detenzione si dovesse a quel punto trovare.
Accusato di tentato omicidio, Emanuele Nelli, trentacinquenne autista di Lamporecchio, non lasciava la sua cella dal 10 ottobre scorso, da quando si era costituito dopo aver cercato, la sera precedente, di uccidere la ex compagna, la madre di suo figlio. Ne aveva speronato l’auto, sulle colline di Marliana, per poi colpirla con una trentina di coltellate, trascinarla in una scarpata e cercare di strangolarla: la ragazza si era salvata grazie all’arrivo sul posto della madre. Una decina di giorni prima, Nelli era stato dimesso dal reparto di psichiatria dell’ospedale di Empoli.
Assistito dall’avvocato Fausto Malucci (che lo assiste assieme alla collega Elena Baldi), ieri mattina l’uomo ha lasciato il carcere di Prato per le due udienze davanti ai giudici. Quella a Firenze, dove il tribunale della libertà ha esaminato l’istanza presentata contro il diniego da parte del gip di Pistoia alla richiesta di mitigazione della misura cautelare: i legali hanno chiesto, anche in base alla perizia psichiatrica a cui è stato sottoposto, che, per motivi di salute, Nelli possa essere messo ai domiciliari in una clinica fiorentina, per essere curato. I giudici si sono riservati la decisione.
Poi, a bordo di un cellulare, è stato accompagnato a Pistoia. L’udienza davanti al giudice civile Sergio Garofalo era stata fissata già prima dell’aggressione del 9 ottobre e inizialmente aveva come oggetto l’affidamento del figlio della coppia dopo la fine della relazione. Oggetto che, alla luce dei fatti e dello stato di reclusione dell’uomo è naturalmente stato modificato dai suoi avvocati. «Come lo stesso Nelli ha spiegato al giudice – piega l’avvocato Malucchi – vorrebbe che al figlio venisse riconosciuto il diritto a far visita al proprio padre, che non vede praticamente dallo scorso giugno. In qualunque luogo e con le modalità e le garanzie che il giudice vorrà: alla presenza dei servizi sociali, di uno psicologo... Ho voluto nella circostanza ringraziare il giudice, che ha consentito a Nelli di entrare nella sua stanza senza manette e senza scorta: il primo atto di riconoscimento della sua dignità di uomo da quando è stato arrestato».
Prima della decisione, il giudice dovrà sentire, l’11 aprile prossimo, anche la madre del bambino. (m.d.)
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