Coltivava cannabis nel bosco: condannato
PISTOIA. Attorno a quel rudere trasformato in eremo nel bel mezzo del bosco, trenta rigogliose piante di cannabis alte fino a un metro e ottanta. E in una stanza, appese a seccare a dei fili da...
PISTOIA. Attorno a quel rudere trasformato in eremo nel bel mezzo del bosco, trenta rigogliose piante di cannabis alte fino a un metro e ottanta. E in una stanza, appese a seccare a dei fili da bucato o già riposte in barattoli di vetro e cestini, quasi tre chili di marijuana. Era la mattinata dello scorso due settembre quando gli investigatori della Squadra Mobile della questura di Pistoia, nel corso di una battuta a tappeto, avevano scoperto la piantagione di canapa indiana in una zona isolata ed impervia nel comune di Sambuca pistoiese, in località Poggiolino. A finire in manette, un sessantenne del posto, Maurizio Pesaresi, già conosciuto dalle forze dell’ordine.
L’altra mattina l’uomo, che da allora è sempre rimasto in carcere, è comparso davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale Alessandro Buzzegoli. Processato con il rito abbreviato, tenuto conto dei suoi precedenti specifici, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per i reati di coltivazione, produzione e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il gup si è riservato la decisione sulla richiesta avanzata dall’avvocato difensore per la mitigazione delle misura restrittiva.
Come detto, era stato durante una battuta a tappeto che i poliziotti si erano imbattuti nella vecchia abitazione rurale in cui Pesaresi viveva da alcuni anni da solo e avevano scoperto la piantagione di cannabis. Pesaresi era stato trovato dentro casa e, quasi con candore, aveva subito ammesso di essere stato lui a creare quella piantagione, sostendendo che la marijuana era solo per il suo uso personale: la utilizzava, fra l’altro, a suo dire, anche per fare torte e biscotti. Fatto sta però che in casa l’uomo aveva una gran quantità di droga, in via di essiccazione o già essiccata e riposta in barattoli e cestini. Al termine della perquisizione, oltre ad un bilancino di precisione, erano stati complessivamente rinvenuti e sequestrati 3 chili e 100 grammi di marijuana: assieme a quella estirpata all’esterno, se spacciata al dettaglio avrebbe potuto fruttare circa 50.000 euro. Centinaia di dosi, insomma, troppe, secondo il giudice del tribunale, per essere considerate per uso personale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
