Italia
«Per quei terribili minuti deve pagare di persona»
Pistoia, prima udienza del processo al pirata della strada che abbandonò in un fosso Graziella Palmisano: la donna si oppone alla chiamata in causa dell’assicurazione
PISTOIA. «Se non fossi uscita da quel fosso con le mie forze, sarei morta lì dentro. Nessuno mi avrebbe vista. Solo chi mi ha investita conosceva la verità». Lo ripete Graziella Palmisano fuori dal tribunale di Pistoia, dove ieri, 16 febbraio, si è svolta la prima udienza del processo a carico del pirata della strada che la sera dell’11 maggio scorso l’ha travolta con la sua auto in via Fiorentina, a Bottegone.
Alla sbarra c’è Mirko Monaco, 31 anni di Quarrata, accusato di omissione di soccorso. Dopo l’incidente infatti, l’uomo è scappato senza soccorrere Graziella.
«Sembrano più tutelati i pirati della strada delle vittime» ci dice la donna, 45 anni di Valenzatico, all’uscita del tribunale. «Ho un tarlo fisso in mente: se io non fossi sopravvissuta, chi avrebbe pensato ai miei figli?».
Uno sfogo dovuto anche al labirinto burocratico che lei e i suoi due figli si sono trovati ad affrontare dopo l’incidente. Dall’assistenza sanitaria alle richieste per l’invalidità civile è stata tutta una battaglia fatta di carte e di scaricabarili.
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«Se vi volete far investire, prima mettetevi da parte un bel gruzzoletto» dice Graziella ai figli. Non è solo uno scherzo per stemperare il clima teso della mattinata in tribunale ma anche, seppur travestita da battuta che oscilla tra il serio e il faceto, la realtà con cui la famiglia Palmisano è costretta a misurarsi ogni giorno.
Nell’udienza di ieri la quarantacinquenne quarratina si è costituita parte civile e il giudice ha rinviato il processo al 26 aprile per decidere in ordine alla richiesta avanzata dal difensore dell’imputato, l’avvocato Alberto Russo, di citare in giudizio, in veste di responsabile civile, la compagnia assicuratrice con cui il suo assistito aveva stipulato la polizza Rca.
Il legale della parte offesa, Christian Vannucchi, del foro di Prato, si è opposto alla richiesta, sottolineando che il comportamento del pirata della strada è stato doloso e che l’imputato dovrà rispondere per non essersi fermato e non aver prestato soccorso alla ferita anche con un risarcimento dei danni morali causati alla Palmisano dal momento dell’investimento all’arrivo dei soccorsi.
«Non so nemmeno io come ho fatto a uscire da sola da quel fosso» racconta la donna. Fatto sta che con una gamba rotta e un trauma cranico, è riuscita a trascinarsi fino al guard rail. A quel punto un automobilista poco più che ventenne l’ha vista sul ciglio della strada e ha chiamato i soccorsi. La donna è stata trasportata all’ospedale fiorentino di Careggi in condizioni gravissime.
L’avvocato della vittima si sofferma sul patema d’animo e il danno morale patito dalla Palmisano nei minuti di abbandono. «In quel fosso – ripete la vittima- non mi avrebbe trovato nemmeno mio figlio», Alessandro, 22 anni, che proprio la sera dell’incidente stava andando a riprendere la madre all’uscita dal lavoro in via Fiorentina.
«Scappare dopo l’investimento è senza dubbio un comportamento doloso poiché è una decisione volontaria» ribadisce il legale Vannucchi.
«Ho avuto paura e sono scappato» aveva ripetuto Monaco davanti al giudice dopo essere stato arrestato dai carabinieri all’alba del 12 maggio. Poche ore più tardi è stato rimesso in libertà: il ritiro della patente escludeva il rischio di reiterazione del reato.
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